I viaggi a est dell’Imperatore 2 – Croazia

Croazia – Tra Orban e il ribaltone

“L’Hdz vada a farsi fottere!” Così l’ex capogruppo parlamentare di Most (il Ponte), il partito ago della bilancia della politica in Croazia, si è rivolto ai suoi alleati di governo. Basterebbe questa battuta a spiegare lo stato dei rapporti tra gli “alleati” di governo della compagine di centrodestra che comanda a Zagabria. A quanto si dice negli ambienti politici della capitale servirà poco la nuova entrata al governo della campionessa di sci Janica Kostelic e l’attivismo della presidente della repubblica, la conservatrice Kolinda Grabar-Kitarović a tenere insieme la traballante in carica da meno di un anno.

Andiamo per ordine: Questo inverno dalle urne esce un sostanziale pareggio tra la coalizione guidata dai conservatori dell’Hdz (Comunità democratica croata) e quella dei socialdemocratici (Sdp). Si aprono allora lunghe e poco dignitose trattative che vedo corteggiatissimi i centristi di Most, una formazione politica della “società civile” rivelatasi la grande sorpresa delle urne. Quando tutto sembrava risolversi in un’alleanza tra centrosinistra e Most che avrebbe confermato il premier socialista Milanovic, arriva il colpo di scena: Most cambia idea dalla sera alla mattina e passa all’alleanza con la destra.

La scelta non è indolore, Most perde un piccolo gruppo di parlamentari e diversi padri nobili della nuova formazione politica se ne vanno in segno di protesta. In cambio i centristi ottengono un premier della “società civile”, l’imprenditore Tihomir Oreškovic che scalza il leader degli accaddizetiani Tomislav Karamarko.

La coesistenza tra i due maggiori partner di governi si rivela subito difficile, da una parte Most chiede radicali cambiamenti, a partire dal personale politico dell’Hdz la cui vecchia guardia è ancora legata al passato delle guerre jugoslave e a numerosi scandali e casi di corruzione, dall’altra, il partito storico della destra croata cavalca un rinnovato sentimento nazionalistico, infilando, uno dietro l’altro, diversi segnali che inquietano le cancellerie europee. In pochi mesi si è assistito all’alimentarsi dell’isteria anti profughi (con la benedizione della sempre più stravagante presidente della repubblica nota in Italia per le sue foto in bikini), il riacutizzarsi delle tensioni con la Serbia (Zagabria sta ponendo il veto all’ingresso di Belgrado nell’Ue), fino a delle vicende simboliche come il rifiuto delle comunità ebraiche di commemorare gli eccidi nel campo di concentramento di Jasenovac dove i fascisti croati, gli ustascia, massacrarono migliaia di serbi ed ebrei, perché ritengono che il governo croato abbia adottato una politica “revisionista”,

Nello stesso “clima” nasce anche la bizzarra uscita del ministro della cultura che a proposito degli istriani ha dichiarato che “sono tutti comunisti e sarebbe stato meglio lasciarli all’Italia. Negli ultimi giorni, inoltre, le tensioni si sono acutizzate intorno ai tagli e alle riforme istituzionali da fare per tentare di rianimare la sofferente economia del Paese. Per la destra è inaccettabile l’idea di ridurre le contee (attualmente venti) mettendo in discussione il suo radicato potere locale in diversi territori. Ciò che appare chiaro a tutti è che il primo ministro, bravo come imprenditore, appare però assolutamente incapace di gestire le questioni politiche.

Così, in questo clima, il leader dei socialdemocratici ed ex premier Zoran Milanovic, dopo avere rischiato l’estromissione dai vertici del suo partito, ha ripreso le redini dell’iniziativa politica, avviando intensi contatti con gli esponenti di Most.

Già in settimana saranno aperti dei “tavoli di confronto” sulle diverse questioni programmatiche in campo e da questi al ribaltone il passo potrebbe essere breve. Più di qualcuno a Bruxelles vedrebbe di buon occhio il passaggio a un governo con meno ammirazione per Orban e più disponibilità verso i vicini, anche se in cambio verrà tirato il freno sulle privatizzazioni e sui tagli di bilancio, ma a Zagabria l’introduzione dell’euro da tempo non è più all’ordine del giorno.

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