Voto del Senato sulle Unioni Civili, analisi al 25 gennaio 2016

Mai come nel caso della prossima votazione a Palazzo Madama sulla legge sulle Unioni Civili ogni schema politico ed ogni equilibrio delle attuali forze sono destinati a saltare. Chi scrive è fortemente convinto che l’approvazione o meno di questa legge rappresenterà il crocevia non solo per l’attuale Esecutivo, ma anche, se non soprattutto, per il Paese. I recenti richiami a tal proposito dell’Unione Europea sono solo le ultime avvisaglie per un Paese arretrato in tal senso.
Premesso che alla Camera l’analisi è giocoforza più facile, ad interessarci in questo momento sono i numeri al Senato, dove si voterà (è giusto ricordarlo) molto probabilmente con il voto segreto, aumentando dunque le insidie sui vari emendamenti presentati, pure, da alcuni senatori del PD.
Vediamo, dunque, i numeri dell’attuale composizione delle forze politiche al Senato.
Partito Democratico: 112 senatori
Forza Italia: 41
MoVimento 5 Stelle: 35
Area Popolare: 31
Gruppo Misto: 27
Per le Autonomie: 20
Alleanza Liberalpopolare: 18
Grandi Autonomie e Libertà: 15
Lega Nord: 12
Conservatori e Riformisti: 10
In questa lista ho inserito anche la forza parlamentare del Gruppo Misto, che come vedremo in questa analisi potrebbe essere determinante con i suoi voti.
La posizione di ogni singolo gruppo appare chiara, almeno a parole, con i dovuti distinguo:
Partito Democratico: favorevole, ma con una trentina di senatori contrari o, comunque, propensi ad emendare la legge.
Forza Italia: contraria, nonostante i repentini ripensamenti del suo leader e alcune voci fuori dal coro.
MoVimento 5 Stelle: favorevole, a patto che il DDL Cirinnà non subisca stravolgimenti con gli emendamenti.
Area Popolare: contraria, anche qui con qualche sparuta eccezione.
Gruppo Misto: per lo più favorevoli.
Per le Autonomie: favorevoli.
Alleanza Liberalpopolare: favorevoli.
Grandi Autonomie e Libertà: contrari.
Lega Nord: contrari.
Conservatori e Riformisti: contrari.
Facendo dunque i conti della serva si potrebbe dire che il fronte trasversale favorevole alla legge sia maggioranza:
112 PD + 35 M5S + 18 ALA + 20 Autonomie = 185 senatori favorevoli.
Ricordiamo che perché la legge passi c’è bisogno del voto favorevole di 161 senatori, dunque stando ai conti fatti sopra si direbbe che la legge possa passare senza difficoltà. Non è così facile, le variabili sono tante. Proviamo ad elencarle:
- Il PD non voterà compatto. Circa una trentina di senatori democratici sono pronti a sfilarsi, contando sul voto segreto. Renzi non sembra intenzionato a dare direttive precise, preferendo affidarsi alla coscienza individuale.
- La forza del Gruppo Misto. Questa è forse la variabile principale perché il Misto in questo caso potrebbe veramente trasformarsi in un serbatoio di voti per l’approvazione della legge. La conferma ci arriva analizzando la composizione del Gruppo: su 27 senatori 6 sono di Sinistra Ecologia e Libertà, da sempre favorevole alla legge, a cui aggiungere il voto a favore di Dario Stefano (La Puglia in più-SEL). Ma dentro questo gruppo voterà sicuramente a favore anche Benedetto Della Vedova, ex radicale proveniente dal centrodestra, così come immaginiamo che anche fuoriusciti del PD come Corradino Mineo si esporranno a favore. Facciamo prima a vedere chi potrebbe votare contro: ad esempio i 3 tosiani di Fare! potrebbero sfilarsi, come potrebbe essere contrario Mario Monti. Volendo fare un conteggio pressappochistico possiamo concludere che su 27 senatori del Misto almeno 20 dovrebbero votare a favore delle Unioni Civili: come dicevo, un serbatoio non di poco conto che può attutire la fuoriuscita di quei 30 senatori democratici circa di cui parlavo sopra.
- Voci fuori dal coro nel centrodestra. Dato per certo il voto contrario dei leghisti, dei fittiani e di GAL (37 voti totali) bisognerà fare attenzione a quello che accadrà dentro Area Popolare (31 senatori) e soprattutto dentro Forza Italia (41). Le direttive sono chiare: si vota no alle Unioni Civili. In questo senso appare molto più fragile la compattezza di Forza Italia, che paradossalmente tra i due gruppi è quello d’opposizione mentre AP è al governo. La differenza, ovviamente, sta nel fatto che Area Popolare è un gruppo cattolico, che difficilmente subirà uno smottamento di voti significativo. Forza Italia, al contrario, ha una forte componente laica che potrebbe non obbedire, nel segreto dell’urna, alle direttive di Paolo Romani. Berlusconi cambia idea con grande frequenza e non sembra avere le idee molto chiare mentre la sua compagna Francesca Pascale è favorevolissima. Attendiamoci, dunque, che qualche (non troppi) senatore di Forza Italia voti a favore. I 31 senatori di Area Popolare dovrebbero invece complessivamente restare fedeli al no.
- L’atteggiamento del MoVimento 5 Stelle. Non ci sono dubbi sul fatto che il MoVimento sia favorevole alle Unioni Civili. Logica vorrebbe dunque che l’appoggio del M5S al DDL Cirinnà non sia in discussione. Ma in questa situazione specifica un bivio si presenta al cospetto di Grillo & Casaleggio: votare a favore dando comunque manforte al governo e a Renzi o sfruttare i numeri ballerini per votare contro nel segreto dell’urna e, con questa scusa, affossare Renzi? 35 senatori non sono pochi, e potrebbero fare tutta la differenza del mondo. La sensazione è che entrambi gli scenari possano essere difficili da digerire per le due anime del MoVimento. Vero è, tuttavia, che un eventuale affossamento grillino alla legge potrebbe diventare una formidabile arma di propaganda per Renzi alle prossime amministrative. Il presidente del Consiglio avrebbe vita facile nel far passare il MoVimento come incoerente in materia di diritti civili, con tutte le conseguenze del caso. Motivo per cui mi sbilancio, e penso che alla fine tra un mugugno e l’altro il MoVimento voterà a favore.
- Il voto segreto. Tutto lascia pensare che al Senato la legge sarà votata col voto segreto. Tutto questo rende ancora più ingarbugliata la situazione perché non esisterebbe, di fatto, una conta alla luce del sole.
Fatti, dunque, tutti questi conti torniamo alla somma precedente, quella che ci portava a contare sulla carta e senza scossoni 185 senatori favorevoli.
Premessa, sono conti puramente relativi e, dunque, fallibili.
Ai 185 togliamo 30 senatori democratici contrari e scendiamo a 155, non sufficienti per arrivare all’approvazione della legge. A questi 155 ora sommiamo una ventina di senatori provenienti dal Misto e siamo a 175 senatori favorevoli.
Se a questo conto aggiungiamo una manciata (non più di 7) senatori di centrodestra favorevoli e togliamo qualche defezione nell’asse M5S-SEL (defezioni che vanno comunque tenute in conto). Ecco che si rimane al numero che ho fatto in precedenza.
A mio avviso, dunque, la legge sulle Unioni Civili passerà con una forbice di 172-175 senatori favorevoli: si dirà ancora una volta che l’apporto dei verdiniani è stato fondamentale ma, tra il fronte dei favorevoli, tutti avrebbero motivi di sorridere: Renzi avrebbe portato a casa un’altra legge che gli servirà per la propaganda elettorale in vista delle amministrative; grillini e sinistra avrebbero una legge che da anni è scritta sul loro programma; Verdini potrebbe far pesare ulteriormente i suoi voti in prospettiva.
Soprattutto, a parte questi conteggi che magari tra una settimana si riveleranno totalmente sbagliati, l’Italia tornerebbe ad essere un Paese normale. Leggi del genere non andrebbero neanche festeggiate perché dovrebbero rappresentare il minimo sindacale in un Paese di diritto e moderno.
Lorenzo
– Studi e Proiezioni Elettorali