Guerra in Siria: una analisi delle forze in campo

La guerra civile siriana inizia il 15 marzo 2011 con le prime dimostrazioni pubbliche, sfociate in rivolte su scala nazionale, per poi divenire guerra civile nel 2012. Questa guerra è ancora in corso.
A causa della posizione strategica della Siria, dei suoi legami internazionali e del perdurare della guerra civile, la crisi ha coinvolto i paesi confinanti e l’intera comunità internazionale.
La delicata composizione etnica siriana risulta fortemente riflessa negli schieramenti in campo. Le iniziali proteste avevano l’obiettivo di spingere alle dimissioni il presidente Baššar al-Asad ed eliminare la struttura istituzionale monopartitica del Partito Ba’th.
Gli organi dirigenti del Partito Ba’th e lo stesso presidente appartengono alla comunità religiosa alawita, una branca dello sciismo che è tuttavia minoritaria in Siria. Sebbene le prime manifestazioni antigovernative avessero uno spirito “laico” e avessero coinvolto tutte le principali città del paese, incluse quelle a maggioranza alawita, il perdurare della crisi ha polarizzato gli schieramenti, portando la componente alawita a sostenere il governo insieme a gran parte delle minoranze religiose (tra cui cristiani e drusi), che avevano in passato goduto della protezione del governo laico del Partito Ba’th. Il fronte dei ribelli rimane composto prevalentemente da sunniti anche se non costituiscono un blocco compatto e una certa parte della popolazione sunnita continua ancora a sostenere il governo.
Col radicalizzarsi degli scontri si aggiunge con sempre maggiore forza una componente estremista di stampo salafita che, anche grazie agli aiuti di alcune nazioni sunnite del Golfo Persico, è diventata maggioritaria tra i gruppi combattenti arabi sunniti di opposizione al regime.
Per questo motivo, Iran e Iraq, nazioni a maggioranza sciita sono intervenute a protezione del governo siriano. Il fronte dei ribelli è invece stato sostenuto dalla Turchia e soprattutto dai Paesi sunniti del Golfo, in particolare Arabia Saudita e Qatar che mirano a contrastare la presenza sciita in Medio Oriente.
Si calcola che dopo quattro anni di guerra, i gruppi armati combattenti sono ormai alcune centinaia. I paesi esteri coinvolti a vario grado nel conflitto sono invece circa una trentina. Analizziamo ora in dettaglio le principali forze in campo.
Forze armate siriane e milizie alleate:
Si stimano tra le 250.000 e 300.000 unità. Ufficialmente sono fedeli all’ideologia del partito Ba’th (socialismo autoritario nazionalista arabo). Controllano poco meno di un terzo del territorio ma più della metà della popolazione e la maggior parte delle grandi città dell’ovest del paese, tra cui Damasco, Latakia, Tartus, As Suwayda, Hama, Homs. Al Nabk, oltre a parte di Daraa e Aleppo.
Hezbollah e le milizie sciite:
Le milizie sciite in Siria sono alcune decine di migliaia. Sono alleati del regime siriano. Il gruppo piu’ famoso è il braccio armato di Hezbollah, “il partito di Dio”, nazionalista, islamico sciita e antisionista, attivo in Libano dagli anni’ 80, che deve le sue fortune all’appoggio avuto dal regime siriano durante la guerra civile Libanese. I suoi avversari dichiarati sono i movimenti fondamentalisti arabi sunniti e il nemico storico Israele.
Free Syrian Army (FSA):
Si stima inizialmente formata da disertori dell’ esercito che si era dichiarato a favore delle rivendicazioni delle dimostrazioni antiregime, ha poi iniziato la lotta armata al regime, diventando un ombrello per coprire tutti i gruppi armati che si opponevano al regime. Col passare del tempo e con il radicalizzarsi della guerra, i gruppi estremisti islamici sunniti sono entrati all’interno della FSA, emarginando sempre più la parte “secolare” dell’opposizione armata, fino ad arrivare a scontri armati tra gruppi rivali. Nel 2014 la FSA contava circa 40000 combattenti. Al momento, nonostante molti gruppo ribelli si richiamino alla FSA, non sembra esistere più una struttura organizzativa centrale vera e propria.
I gruppi della FSA hanno in passato combattuto sia contro il regime che contro l’IS, mentre hanno sempre avuto una relazione di non belligeranza se non addirittura di collaborazione con i curdi.
Fronte Islamico:
Formato nel Novembre 2013, raggruppa buona parte dei gruppi islamici della FSA e altri gruppi radicali islamici sunniti. Ha circa 6000 combattenti. Il suo gruppo più nuomeroso è Ahrar al-Sham.
Si propone la creazione di un emirato islamico in Siria e l’introduzione della Sharia, anche se promette di riconosce i diritti delle minoranze etniche e religiose.
Il Fronte Islamico combatte principalmente contro le forze del regime e le milizie sciite ma anche contro l’IS, che considera un pericoloso concorrente tra la popolazione araba sunnita. E’ alleato di fatto con Al Nusra Ha sempre avuto un rapporto di non-belligeranza con i curdi, mentre negli ultimi giorni ci sono stati degli ultimi giorni.
I gruppi di opposizione (FSA e Fronte Islamico) controllano buona parte del nord-ovest e del sud-ovest del paese, tra cui la città di Idlib (in mano a Ahrar al-Sham), Maarat al Numan, buona parte del confine nord- ovest con la Turchia e delconfine sud-ovest con Israele e Giordania, oltre ad alcune zone di Aleppo e Daraa,
Fronte Al Nursa:
Gruppo fondato da Abu Bakr al-Baghdadi (l’odierno “califfo” dell’IS) ed affiliato ad Al Qaeda, ha circa 15000 combattenti. Considerato dagli USA come gruppo terrorista, è un violento movimento fondamentalista jahdista salafita (sunnita). Dopo la rottura di Al Baghdadi con Al Qaeda e la creazione dell’IS i due gruppi hanno iniziato a combattersi militarmente.
Al Nusra è alleata del Fronte Islamico. La loro alleanza gli ha permesso di combattere e sconfiggere lo scorso anno i gruppi “secolari” della FSA. Adesso combatte sia il regime Baathista sia i suoi “concorrenti” dell’IS. Non sono mancati in passato attacchi sporadici con i curdi intorno al Cantone di Afrin, che sono sfociati in uno scontro armato vero e proprio nei giorni passati.
Al Nusra è presente in particolare nel Nord-Ovest intorno ad Aleppo e Idlib.
Stato Islamico:
Fondato ufficialmente nel 2014 da Abu Bakr al-Baghdadi dopo la sua rottura con Al-Qaeda, unificando lo Stato Islamico di Iraq e Siria, è il più feroce gruppo terrorista internazionale ad oggi in circolazione. Controlla più di un terzo del territori siriano ma solo poche grandi centri abitati tra cui Raqqa (la “capitale” del califfato) e (in parte) Deir Ezzor. Il suo obiettivo è le guerra totale ad oltranza contro gli “infedeli” e gli altri gruppi islamici. Dopo una veloce espansione in Iraq e Siria nel 2014 (in Iraq controlla quasi un terzo del territorio tra cui le grandi città di Mosul e Ramadi), la sua avanzata si è arrestata e recentemente ha avuto svariate sconfitte da parte dei curdi sia in Siria (Kobane, Tell Abiad, Hasakah) che in Iraq (Sinjar).
Le stime della sua consistenza variano, si calcola che abbia circa 50000 combattenti attivi in Siria e Iraq, di cui almeno 20000 “foreign fighter” provenienti soprattutto da Tunisia, Arabia Saudita, Russia, Francia, Turchia e altri paesi arabi.
L’IS combatte contro praticamente tutti gli altri gruppi armati in Siria, anche se durante il 2015 gli scontri maggiori sono stati quelli con i curdi dell’YPG e i loro alleati.
YPG/YPJ:
L’YPG è maggior gruppo combattente curdo (l’YPJ è la sua brigata femminile).
Contra circa 50000 combattenti. L’YPG controlla dal 2012 tre zone a maggioranza curda del nord del paese: i “cantoni” di Afrin, Kobane e Cizire (quest’ ultimo in parte occupato dal regime). Sono ideologicamente laici e di sinistra. Il loro obiettivo ufficiale è l’instaurazione di un regime autonomo per i curdi in Siria all’interno di un regime laico e democratico. L’YPG, ha cercato di mantenere durante tutto il conflitto un atteggiamento di difesa, arrivando ad un accordo di non belligeranza con le truppe del regime nel cantone di Cizire e con il FSA nella cantone di Afrin. Con l’arrivo dei terroristi dell’IS e l’attacco di questi contro Kobane e Hasakah, l’YPG ha instaurato un rapporto di collaborazione con la coalizione anti-IS capeggiata dagli USA, che ha portato a una continua, se pur lenta conquista dei territori in mano all’IS nel nord est del paese. Sono stati alleati nei mesi passati con gruppi de FSA (Euphrates Volcano) nella conquista di Tell Abiad e dei villaggi arabi a nord di Raqqa. All’interno dell’YPG combattono anche molti “foreign fighter”, tra cui circa 400 occidentali (Americani, Canadesi, Australiani) e Turchi del PKK e di altri movimenti di sinistra.
Syrian Democratic Forces (SDF):
fondate lo scorso Ottobre, raccolgono l’YPG e le diverse sigle dei gruppi ad esso alleati, in particolare i gruppi “secolari” della FSA (tra cui Jaysh-al Thuwar) e milizie curde, arabe, cristiane e di varie minoranze etnico religiose. I gruppi minori contano in totale meno di 10000 combattenti.
L’alleanza ha l’obiettivo dichiarato di scacciare l’IS da Raqqa senza prendere posizione nello scontro tra il regime né dei suoi oppositori. Tuttavia recentemente ci sono stati scontri armati nel cantone di Afrin tra Jaysh-al Thuwar e le milizie di Al Nusra e del Fronte Islamico.
Passiamo adesso alle maggiori potenze straniere coinvolte nel conflitto.
Turchia:
Il governo turco è stato uno strenuo oppositore del regime Siriano fin dall’inizio della rivolta in Siria.
La Turchia è un sostenitore chiave dell’opposizione siriana e ha affrontato l’onere di ospitare quasi due milioni di profughi. Ma la sua politica di consentire che combattenti ribelli, spedizioni di armi e rifugiati passassero attraverso il suo territorio è stato sfruttato dai jihadisti stranieri che volevano unirsi alle milizie estremiste islamiche e in particolare all’IS.
La Turchia ha accettato di lasciare che la coalizione anti-IS guidata dagli Usa usasse le sue basi aeree per attacchi contro la Siria, dopo un attacco bomba nel mese di luglio del 2015.
Il governo Erdogan critica il sostegno della coalizione all’YPG, dato che questi è affiliato al PKK turco, considerato un gruppo terroristico da parte della Turchia, l’Unione europea e gli Stati Uniti.
Arabia Saudita:
La posizione della monarchia Saudita è che il presidente Assad non può far parte di una soluzione al conflitto e deve cedere il potere ad un’amministrazione di transizione o essere rimosso con la forza.
Riyadh è uno dei principali fornitori di aiuti finanziari e militari a diversi gruppi ribelli, in particolare quelli islamici, e ha chiesto una no-fly zone da imporre per proteggere i civili dai bombardamenti delle forze governative siriane.
I leader sauditi hanno contrastato la decisione dell’amministrazione Obama di non intervenire militarmente in Siria dopo un attacco chimico 2013 attribuito alle forze di Assad.
In seguito hanno accettato di prendere parte alla campagna aerea condotta dagli Stati Uniti coalizione contro IS, preoccupati dai progressi militari del gruppo terrorista e dalla sua crescente popolarità tra i gruppi fondamentalisti sauditi.
Iran:
Potenza sciita regionale, l’Iran sta spendendo di miliardi di dollari l’anno per sostenere il presidente Assad e il suo governo dominato dalla setta sciita alawita, fornendo consiglieri militari e armi, così come petrolio e linee di credito.
Assad è l’alleato arabo più vicino all’Iran e la Siria e stata e resta il principale punto di transito per le spedizioni di armi iraniane alla libanese movimento sciita islamista, Hezbollah.
Si ritiene che l’Iran abbia anche influenzato la decisione di Hezbollah di inviare combattenti in Siria occidentale per assistere le forze pro-Assad.
Miliziani provenienti da Iran e Iraq affermano di proteggere i luoghi sacri sciiti, ma in realtà sono anche schierati a fianco delle truppe siriane.
L’Iran ha proposto una transizione pacifica in Siria, che sarebbe culminata in elezioni libere e multipartitiche. E’ stato coinvolto per la prima volta in colloqui di pace sul futuro della Siria quando le potenze mondiali si sono recentemente incontrate a Vienna.
Stati Uniti:
Gli Stati Uniti hanno accusato il presidente Assad di responsabilità per atrocità diffuse e chiesto la sua destituzione. Tuttavia sono d’accordo sulla necessità di una soluzione negoziata per porre fine alla guerra e la formazione di un’amministrazione di transizione.
Gli Stati Uniti appoggiano la principale alleanza politica di opposizione della Siria, la Coalizione Nazionale Siriana, fondata nel 2012, e fornisce limitata assistenza militare ai ribelli cosidetti “moderati”.
Dal settembre 2014, gli Stati Uniti hanno portato avanti attacchi aerei su IS e altri gruppi jihadisti in Siria come parte di una coalizione internazionale contro il gruppo jihadista. Tuttavia hanno evitato attacchi che potessero favorire le forze di Assad o che intervenissero nelle battaglie tra il regime e i ribelli.
Russia:
La Russia è uno dei più importanti sostenitori internazionali del presidente siriano Bashar al-Assad e la sopravvivenza del regime è fondamentale per mantenere gli interessi russi nel paese.
La Russia ha bloccato tutte le risoluzioni critiche del presidente Assad al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e ha continuato a fornire armi ai militari siriani, nonostante le critiche internazionali.
Mosca vuole proteggere una struttura navale chiave che ha in affitto nel porto siriano di Tartus, che serve come unica base mediterranea della Russia per la sua flotta del Mar Nero, e dispone di forze in una base aerea a Latakia, cuore della minoranza sciita alawita del presidente Assad.
Nel settembre 2015 la Russia ha iniziato il lancio di attacchi aerei contro i ribelli, affermando che il proprio obbiettivo è colpire sia il cosidetto Stato islamico (IS) che tutti i “terroristi”. Tuttavia, la maggior parte degli attacchi sono stati contro i ribelli della FSA e i gruppi islamici sunniti appoggiati dalla Turchia.
Governo Iracheno:
Il governo iracheno, dominato dalla maggioranza sciita del paese, è allineato alle posizioni dell’Iran e combatte principalmente l’IS sia nelle regioni sunnite dell’Iraq che inviando truppe e milizie a supporto del regime di Assad.
Governo dei Kurdistan Iracheno:
Il governo del curdistan Iracheno è controllato dal PDK formazione conservatrice a cui capo c’è il clan dei Barzani (il Presidente è zio del Primo Ministro). Il governo curdo è in ottime relazioni con gli Stati Uniti e in buone relazione con il governo turco. Nonostante il supporto alla popolazione curda siriana, i rapporti con l’YPG sono piuttosto freddi in quanto questo è affiliato al PKK turco.
I Peshmerga curdi sono avversari sia dell’IS (che hanno recentemente sconfitto conquistando la città di Sinjar nel nord dell’Iraq) che delle milizie sciite, con cui hanno spesso degli scontri armati locali
Israele:
Diversi incidenti hanno avuto luogo sulla linea di cessate il fuoco tra Israele e Siria durante la guerra civile siriana, mettendo in tensione le relazioni tra i paesi. Gli incidenti sono considerati una ricaduta degli scontri tra esercito siriano e ribelli, in corso sul lato siriano controllato del Golan e del coinvolgimento di Hezbollah nella guerra civile siriana. L’esercito Isrealiano ha attaccato piu’ volte le milizie di Hezbollah in territorio Siriano. Il governo Netanyahu è decisamente ostile al Presidente Assad ed é di fatto allineato alle posizioni dell’Arabia Saudita.
Hamas:
Il gruppo nazionalista islamico palestinese (considerato organizzazione terrorista da USA e UE) è un alleato storico di Hezbollah, che combatte al fianco del regime. In realtà Hamas non è tanto alleato del regime quanto avversario dell’ISIS e di Israele, che sono a loro volta nemici del regime.
I palestinesi sono divisi rispetto all’atteggiamento da tenere rispetto al regime. Assad in passato ha appoggiato il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, che è nazionalista socialista, anti-israeliano ma “secolare” e quindi avversario politico di Hamas,
All’inizio della guerra il FPLP si era scontrato con il FSA, mentre parte di Hamas aveva appoggiato l’opposizione ad Assad, tuttavia si sono trovati tutti sulla stessa parte della barricata quando lo scorso Aprile Yarmouk è stata attaccata dall’IS.
La coalizione Internazionale contro l’IS:
Creata dagli USA alla fine del 2014, la coalizione sostiene le forze anti-ISIL (Islamic State of Iraq and the Levantin) Iraq e Siria. Dato che le nazioni della coalizione non sono in guerra con il regime siriano gli attacchi aerei sono limitati hanno come obbiettivo solo unità militari o paramilitari dei terroristi dell’IS ed evitano di colpire la popolazione civile, cosi’ come evitano di intervenire negli scontri dove sono coinvolte le truppe o le milizie filo-governative.
Le nazioni che prendono parte alle principali azioni militari sono USA, Australia, Francia, Turchia, Giordania, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi. Il Canada ha annunciato che si ritirerà presto, mentre la Gran Bretagna ha appena iniziato a collaborare con la coalizione.
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