IL MAPPAMONDO – I risultati dal Myanmar, stravince il partito di Aung San Suu Kyi

Questa settimana sono usciti i risultati ufficiosi delle elezioni in Myanmar, le prime elezioni democratiche nell’ex Birmania dopo la salita al potere dei militari di Than Shwe. Lista vincente è la Lega Nazionale per la Democrazia del Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi.

MYANMAR

myanmar

In Myanmar ha stravinto la Lega Nazionale per la Democrazia di Suu Kyi, ottenendo più di due terzi dei voti e la maggioranza assoluta in Parlamento.

schemi birmania

Ulteriori partiti minori che hanno ottenuto seggi sono poi quelli espressione della minoranza thai degli Shan (12 e 3 seggi), dei Pao (3 e 1 seggio), e di ulteriori piccole comunità (10 e 6). Altri 3 seggi devono ancora essere assegnati. Il rapporto con le minoranze si è rivelato sempre complicato per la giunta militare birmana: oltre alla minoranza musulmana dei Rohingya, discriminati anche con il silenzio-assenso del partito di Suu Kyi, i militari hanno avuto diatribe con le minoranze cinesi, thai o di origine sinotibetana, come gli Shan o i Karen. Spesso la giunta ha accusato la Cina di finanziare queste etnie per ottenere maggiore controllo nel Paese.

Tornando ai risultati elettorali, si ricorda che il 25% dei seggi è riservato ai militari, i quali detengono finanche il potere di acquisire le funzioni governative in particolari ipotesi, nonché di scegliere alcuni ministri. A Suu Kyi è interdetto di diventare Presidente, in quanto madre di cittadini stranieri. Il Presidente è eletto con uno scrutinio indiretto dai parlamentari, dai delegati regionali (si sono tenute contemporaneamente a questo voto anche le elezioni amministrative), e dai militari. Il futuro Capo dello Stato sarà quindi, con tutta probabilità, un membro della NLD: per nominare il Presidente, infatti, sono necessari almeno 329 parlamentari (50%+1 del totale), soglia che sarebbe abbondantemente raggiunta visto che in totale la Lega Nazionale per la Democrazia è ora rappresentata da 390 parlamentari.

La cartina seguente mostra i partiti che hanno vinto nel maggior numero di circoscrizioni per ogni regione:

myanmar 2

In magenta le regioni dominate dalla NLD, in blu scuro dall’USDP, in marrone dall’ANP (Ankaran National Party). Le uniche regioni dove la NLD ha sofferto sono quelle regioni dove il voto anti-giunta è andato alle minoranze: così il Rakhaing, dove ha vinto il Partito Nazionale Ankaran, e lo Shan, dove il partito pro-giunta ha conquistato diverse circoscrizioni a causa della divisione del voto di opposizione tra la NLD e il movimento della minoranza Shan.

A questo punto, le sfide per Aung Saan Su Kyi sono molteplici: riuscire a governare il Paese senza la longa manus dei militari; riuscire a eleggere un Presidente amico; riuscire a gestire i conflitti interni, nella specie con le varie minoranze. Su Kyi sa di non poter tirare troppo la corda, anche se il Presidente dei militari Thein Sein appare molto più deluso e desideroso del ritiro piuttosto che deciso a resistere a tutti i costi. Si può dire però, come hanno confermato gli osservatori internazionali, che queste elezioni rappresentano il primo passo di un cammino per il ripristino della democrazia in Birmania, e in generale in Indocina, visto che con la salita al potere in Thailandia del generale Chan-o-cha nello scorso anno tutti i Paesi della regione sono regimi dittatoriali o simili.

Altre notizie:

– Il 16 novembre si sono tenute le elezioni per il rinnovo del Parlamento delle Isole Marshall. Nelle Marshall tutti i candidati si presentano come indipendenti, anche se, in realtà, appartengono solitamente ai due grandi partiti del Paese: il Partito Democratico Unito e l’Aelon Kein Ad, altrimenti detto Kabua Party, fondato dall’ex Presidente Kabua e a cui appartiene l’attuale Capo di Stato Christopher Loeak. Il Presidente eletto si troverà ad affrontare in primis la sfida contro l’emergenza climatica, che fa sì che l’innalzamento del livello del mare metta in pericolo l’esistenza stessa delle isole del Pacifico.
– Dalle ultime elezioni in Croazia, come si è visto nel precedente post di questa rubrica, è fuoriuscita una situazione di hung parliament, poiché né i conservatori dell’HDZ, né i socialdemocratici del premier Milanovic, sono riusciti a ottenere la maggioranza dei seggi in Parlamento. Il partito liberale MOST di Bozo Petrov, vera sorpresa delle elezioni, continua a sostenere che “destra e sinistra sono uguali” e che quindi non è intenzionato a sostenere nessuno dei due possibili governi, suggerendo, come il Movimento 5 Stelle in Italia nel 2013, una grosse koalition tra la Coalizione Patriottica di Karamarko e il centrosinistra di Croazia sta Crescendo. Né Milanovic né il centrodestra appaiono però decisi a sostenere questa soluzione. Nella politica del Paese regna pertanto il caos più totale anche se, secondo taluni osservatori, Milanovic potrebbe creare un governo sostenuto dalle minoranze linguistiche e da altri piccoli partiti.
Alle elezioni il centro-sinistra ha conquistato 56 seggi: a questi si aggiungerebbero quindi i seggi delle minoranze (11) più 2 seggi dei centristi della Coalizione Lavoro e Solidarietà, più il centrosinistra alternativo di Croazia di Successo (1), e perfino la destra nazionalista, con un appoggio esterno, dell’HDSB (2). La coalizione così formata arriverebbe pertanto a 72 seggi, quattro seggi sotto la maggioranza assoluta, che scatterebbe a quota 76 (i seggi in Parlamento sono 151). Corre però voce che vi siano taluni deputati di MOST pronti a sostenere il Governo di Milanovic: uno di questi è già uscito allo scoperto ed è stato espulso dal partito.

Per questa settimana è tutto. Alla prossima elezione!

by Skorpios

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