Sondaggi d’Europa – Elezioni in Spagna: la fine del bipartitismo?

Domenica 20 dicembre 2015 si terranno in Spagna le elezioni per il rinnovo del Parlamento. Saranno le dodicesime dalla transizione democratica e le prime con Filippo VI come Capo dello Stato.

Oltre alle tradizionali forze politiche come il Partido Popular dell’attuale Premier Mariano Rajoy, il Partido Socialista di Pedro Sanchez e Izquierda Unida, in queste elezioni si presenteranno nuove forze come Ciudadanos (lista civica che fa della lotta alla corruzione e per la trasparenza i punti cardine del programma-leader Albert Rivera) e Podemos (i così detti “Indignados”-forza della sinistra europea anti Austerity-leader Pablo Iglesias).

Andrà considerato anche il peso elettorale delle forze autonomiste e indipendendiste come il Pnv (Partito nazionalista basco), Bng (Blocco nazionalista galiziano), Bildu (sinistra basca) e CiU (autonomisti catalani) che dovrebbero ottenere buoni risultati in termini di seggi grazie anche alla legge elettorale spagnola che favorisce le forze regionaliste.

Tutti i sondaggi prevedono che queste elezioni sanciranno la fine del bipartitismo (Psoe-Pp) che ha dominato la politica spagnola per oltre 30 anni.

Ecco in dettaglio la media delle ultime rilevazioni:

Partido Popular 27,4%

Partido Socialista 22,4%

Ciudadanos 18,5%

Podemos 14,6%

Izquierda Unida 5%

CiU 2,5%

Pnv 1,5%

Bildu 1,2%

Bng 0,8%

Secondo tutte le previsioni il “Partido Popular” del premier Rajoy dovrebbe subire una debacle elettorale rispetto al 44% del 2011, ma nonostante ciò potrebbe restare al governo con l’eventuale supporto decisivo della forza emergente Ciudadanos. Una tale coalizione già governa nella regione di Madrid.

Sembra quasi certo che i Popolari perderanno la maggioranza assoluta al Congresso.

Ma il successo del fenomeno politico di questa tornata elettorale, Ciudadanos, potrebbe far sì che possa nascere una coalizione tra i Popolari e la lista arancione così che da poter continuare a governare in coalizione con il partito di Albert Rivera, dato in ascesa da tutti i sondaggi.

Per i Popolari la soglia psicologica è posta a quota 130 seggi. Sotto tale soglia, il risultato sarebbe considerato “catastrofico”.

Anche il Partido Socialista (Psoe) non se la passa molto meglio. Rischia di scendere sotto la soglia dei 95 deputati, ben al di sotto del minimo storico di 110 toccato nel 2011. Oltre tutto rischia seriamente di diventare terzo partito, dopo Popolari e Ciudadanos.

Se le previsioni fossero confermate il Psoe rischia di restare in una posizione di debolezza nel gioco delle alleanze post-voto. Già esclusa una grande coalizione con il Pp,  difficile sarebbe l’intesa con Ciudadanos. Possibile quella con Podemos, il movimento di Iglesias, che sembra aver perso però la forza propulsiva di un anno fa.

Dal punto di vista geografico, il Partito Popolare dovrebbe essere il partito più votato nelle zone rurali, cosa che gli permetterà di vincere nelle regioni meno popolose. Continuerà a primeggiare (ma con un notevole salasso di voti) in roccaforti tradizionali come Madrid e Valencia. Il Pp sarà avanti anche in Galizia, Castiglia y Leon e Castilla-La Mancha. Sonora sconfitta invece in Catalogna e nei Paesi Baschi (dove dovrebbe ottenere solo il 10% dei voti).

Il PSOE manterrà il primo posto in Andalusia e Estremadura, nelle aree urbane, ma dovrebbe risultare debole in varie regioni.

Il vero boom è previsto, come detto, per Ciudadanos, sopratutto nelle zone dove il Pp è sempre andato meglio. Oltre ad avere la meglio in Catalugna (regione dove il movimento di Albert Rivera è nato) Ciudadanos sembra ottenere ottimi risultati nella regione di Valencia e Murcia. Per le posizioni anti-nazionaliste Ciudadanos lo sembra penalizzato nei Paesi Baschi, Navarra e Galizia.

Per quanto riguarda Podemos, dovrebbe ottenere buoni risultati in Asturias e Navarra, nelle comunità di Madrid. Nelle altre sembra restare sotto la media nazionale, dal che si evince che il voto per Podemos è sopratutto radicato nelle aree urbane.

Detto questo, molto dipenderà dalla campagna elettorale appena iniziata che sarà decisiva più che mai. Tre milioni sono gli elettori indecisi che ancora oggi non sanno per chi votare … o se voteranno.

A presto per nuovi aggiornamenti.

 

                    Gianluca

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