Renzeide

“Questa Historia si può veramente definire una guerra illustre contro il Tempo, perchè togliendoli di mano gl’anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaveri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia….”

Ma, quando io avrò durata l’eroica fatica di trascriver questa storia da questo dilavato e graffiato autografo, e l’avrò data, come si suol dire, alla luce, si troverà poi chi duri la fatica di leggerla? Così pensavo mentre tentavo di decifrare un antico manoscritto, da me ritrovato nella Metropolitana di Milano, ad opera di un certo Omero De Donatis, antico cantore salentino di eroici duelli ed epiche battaglie nella Polis Italiana di tanti anni fa… In realtà, leggendo bene il manoscritto, e valutando il distacco, quasi l’evanescenza con cui l’Autore affronta il complesso racconto, viene pure da chiedersi se codesto Omero sia mai veramente esistito o se si tratti solo di una fola, un racconto sperso nell’aere e tramandatosi nei secoli…Ma tant’è, ormai mi sono deciso e mi appresto, pertanto, a riportare la monumentale opera, riassumendola in frasi più comprensibili e consone ai nostri tempi….

Il titolo del manoscritto era

 RENZEIDE

 

Cantami o Diva del fiorentino Renzi

L’ira funesta che infiniti addusse

Lutti ai diessini

 

Affacciato al balcone della sua finestra che dava su Piazza Venetia, il grande condottiero Matteo Renzi  guardava perplesso la moltitudine che si ammassava ai suoi piedi.

La sua mente vagava indietro nel tempo, ripercorrendo tutti i passi che lo avevano portato fin lì… Non era stato facile, no, non era stato affatto facile impadronirsi della città di Troia… Due anni prima, il suo  tentativo di prenderne possesso si era infranto contro la imprevista resistenza del proconsole Bersenao… Renzi, adirato, aveva abbandonato il campo ed era ritornato nella fida città di Florentia a preparare la sua vendetta…. Che non aveva tardato molto: Bersenao, a causa di una  condotta tattica sconsiderata, era stato sonoramente sconfitto in battaglia dal Re Longobardo Silvius I e da un capopopolo genovese, dalla barba ispida e folta capigliatura, che gli aveva aizzato contro anche quelli che, fino a pochi mesi prima, erano stati suoi fedeli sudditi…

Risultato: Troia era in grave periglio, in preda all’anarchia e inerme di fronte alle potenti Monarchie europee ( in particolare quella teutonica, guidata da Angela, una possente Valchiria, famosa per l’ampiezza delle proprie terga ).

Renzi aveva capito che era giunto il suo momento: si era presentato alle porte della città, alla testa delle sue truppe, chiedendo ai suoi abitanti la resa senza condizioni.

Le sue truppe erano possenti: quasi tutti uomini ardimentosi,  più volte coperti di gloria nelle sanguinose lotte col nemico. Di questi, il più ardito era certamente Achille, un Alpino valoroso, sempre all’attacco lancia in resta…. Purtroppo aveva anche lui un punto debole: come tutti gli Alpini, era un amante della grappa di cui faceva grande consumo durante le abbondanti libagioni cui era aduso, con la conseguenza che era spesso ubriaco come un moscerino della frutta… Durante una di queste sbronze epiche, era scivolato e si era fratturato il tallone:  da allora tutti i suoi amici chiamavano la grappa  “il tallone di Achille”.

Sia quelle poche volte che era sobrio sia, ancor più quando era sbronzo come un rospo sott’acqua, l’Alpino Achille era solito menare fendenti a destra e a manca ( soprattutto a manca… ), tramortendo tutti i suoi avversari.

Epici erano i suoi duelli con McEttore: era costui un prode guerriero, ma che doveva essere stato colpito da un incantesimo da parte di una fattucchiera, nomata “Fornero”… Pazzo di rabbia, non poteva fare a meno di pronunciare il suo nome ad ogni frase, associandolo ad una entità mistica, sconosciuta ai più, che lui chiamava “pensione”.

Durante un feroce scontro con Achille, questi, di fronte all’ennesima evocazione della fattucchiera, gli aveva mollato un cazzottone tra i denti, urlandogli contro “e adesso la puoi chiedere subito, la pensione, ma di invalidità!…”

Nonostante il valore dell’Alpino, però, Renzi era perfettamente consapevole che il merito ultimo della conquista di Troia spettava ad Ulisse, un leguleio romano nomato “azzeccagarbugli”, famoso per la sua abilità nell’impicciare, trafficare, ed ordire trame oscure…

Costui, aveva da anni abbandonato la moglie Penelope ed il figlio Telemaco…. Era uscito di casa con la scusa di una “riunione di lavoro”, ed era partito per un lungo viaggio, una vera e propria Odissea, durante la quale aveva approfittato di ogni occasione per ingropparsi tutte le gonnelle che incontrava, bionde, more, belle, brutte, basta che respiravano: Nausicaa, Calipso, persino una maga, certa Circe, che aveva una villetta sul litorale laziale. Una volta, però, aveva corso un grosso rischio: un marito becco, un omone di nome Polifemo, un vero gigante, lo aveva sorpreso a letto con sua moglie ed Ulisse era riuscito a scappare solo perché il poveretto, orbo da un occhio, non ci vedeva bene.

Dopo aver incontrato Renzi, però, Ulisse era cambiato, aveva messo la testa a posto: dimentico degli antichi furori giovanili, aveva sposato in toto la sua battaglia e si era messo a fargli da segretario.

Era stato lui a suggerirgli la mossa vincente per la conquista di Troia: mentre si combatteva la battaglia decisiva, altrimenti detta “Primarie”, aveva fatto introdurre nella città una gigantesca urna di legno… Gli abitanti di Troia, arroccati nelle loro sedi, avevano gioito alla notizia, convinti che si trattasse di un gesto di omaggio del Renzi alla nobile tradizione cittadina…. Nottetempo, però, il furbo Ulisse aveva fatto uscire dalla gigantesca urna milioni di elettori, che in poco tempo avevano facilmente avuto ragione delle scarse truppe avversarie ormai demoralizzate…

E così, il prode Renzi era diventato il grande “conducator” ( da molti chiamato direttamente “duce” ) di Troia. Si era immediatamente dimostrato generoso con la popolazione, dando a ciascuno di loro una borsa con 80 denari ed aveva così conquistato il loro crescente favore, come gli aveva recentemente confermato la stessa Sibilla Ghisleri nel suo ultimo responso.

Adesso, però, un nuovo grave problema turbava la sua mente: un certo Spartaco, Spartaco Landini, si era messo a capo di una rivolta degli schiavi… Ed adesso erano giunti lì, a protestare proprio sotto il suo balcone.

Renzi, adirato, chiuse la finestra e si ritirò nelle sue stanze…. Fece chiamare il suo saggio consigliere, il filosofo Protagoras e gli chiese un parere sul da farsi..

L’uomo, massaggiandosi il mento adorno di una folta barba bianca, restò pensoso qualche minuto… Poi, come se si svegliasse da un profondo torpore, disse: “Non posso aiutarti, ho un appuntamento con Platone, Aristotele ed il capitano Kirk nell’Iperuranio…. Mi aspettano sull’Enterprise e sono già in ritardo”.

Così dicendo, il saggio uomo si librò nell’aere e repente scomparve…

Renzi era disperato, non sapeva più che fare… Però, poi, una soluzione gli venne in mente: Ulisse, chi meglio di lui, che già gli aveva suggerito la mossa decisiva per vincere le “Primarie”, poteva aiutarlo ad uscire dai pasticci?

Lo fece chiamare immediatamente e gli chiese consiglio su come fare a spegnere sul nascere la rivolta degli schiavi…

Ulisse non ebbe esitazioni: “O mio Signore!” disse “ricordati sempre cosa dice il comma quater dell’articolo 127/bis del DPR 345/57”

“E cosa dice questo comma?” chiese un po’ confuso il grande Matteo…

“<Tira più un pelo di fica che un carro di buoi>” rispose Ulisse “Bisogna usare l’arma segreta,  Maria Elena!”

“Ma certo, che stupido, Maria Elena di Troia, è lei la soluzione!”

Detto fatto, fece chiamare la splendida fanciulla di origini toscane e la fece apparire dal balcone.

La massa di schiavi in rivolta, quando videro quella bellezza immensa, fecero “ohhhh” come un sol uomo, e poi esplosero in un fragoroso applauso.

Spartaco non sapeva farsene una ragione: “Ma stiamo scherzandoooooo?!” urlò “ma come, proprio adesso che avevamo organizzato la più grande manifestazione della storia…  Saremmo stati almeno un milione di persone a marciare su Atene e ad occupare il Partenone. Pensate, non sarà necessario neppure scrivere a mano tutti i volantini, hanno inventato una macchina modernissima, ciclostile mi pare si chiami, ne potremo stampare quanti ne vogliamo. E vogliamo mandare tutto in vacca per una ragasōla?!…. Ma perché, poi, noi ci abbiam la Camusso, che, voglio dire, l’è tutta un’altra cosa, no?”

Spartaco urlava, sbraitava, ma nessuno lo stava più a sentire.

Deluso, girò le spalle e abbandonò la città. Si diresse ad oriente, verso un Paese incantato chiamato “Cina” dove, così gli avevamo assicurato, regnava l’amore e la fratellanza tra gli uomini, nessuno era sfruttato e non esisteva la povertà. Perché, così gli avevano garantito, regnava una religione nuova, che aveva cancellato dalla mente degli uomini Zeus e tutti gli altri dei dell’Olimpo.

Aveva un nome strano, Comunismo gli pare si chiamasse….

 

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