Voci dal Concistoro europeo – il cardinale fiorentino è ancora in testa, ma si avvicina il camerlengo di Genova

La Chiesa è certo passi felpati, discrezione e sussurri; ma in più di un’occasione di recente ci ha abituato a confronti serrati, scossoni imprevisti, stravolgimenti dell’ultimo minuto. Non fa eccezione l’ultimissima Voce dal Concistoro europeo, proveniente da certe parrocchie settentrionali, di cui siamo entrati in possesso questa sera, che si riferisce alle votazioni del 25 maggio per designare i 73 delegati italiani presso gli arcivescovadi di Bruxelles e Strasburgo.

Ma veniamo ai numeri, quelli di un istituto di studi religiosi fra i più quotati a livello nazionale. Il giovane e impetuoso cardinale fiorentino, in carica da circa tre mesi a Roma come decano del Consiglio dopo la parentesi da capo della diocesi di Firenze, è ancora in testa, ma non sembra in grado di coagulare intorno a sé il consenso di cui altri vaticanisti lo accreditavano fino a pochi giorni fa, e sembra rischiare la sorte di quel tale che, entrato Papa in conclave, ne uscì cardinale. Si ferma infatti a 32 vescovi, un risultato onorevole e superiore a quello portato a casa dal bonario monsignore piacentino lo scorso anno, ma più deludente di quello del Conclave generale del 2008.

Subito alle sue spalle, non accenna a scemare il fiato sul collo dell’esuberante camerlengo di Genova, sospinto dal crescente sostegno dei fedeli che affollano le processioni nelle maggiori piazze italiane: secondo il vaticanista di cui si sono stati riferiti i conteggi, i vescovi pronti ad appoggiare il porporato dallo stemma episcopale a cinque stelle sarebbero ben 29, quattro in più di quelli che gli avevano assicurato il proprio voto al Conclave di febbraio 2013.

Soffre la competizione l’anziano prelato pelato di Monza e Brianza, indebolito – come è noto – dalla sentenza della Sacra Rota che gli impone di prestare opere di bene presso una comunità del Milanese, che scende a 17 vescovi netti.

Una voragine, poi, prima di arrivare al frizzante cappellano milanese, che si piazza quarto riuscendo a raggranellare 5 vescovi e 4 diaconi (quasi tutti concentrati nelle diocesi del Nord Italia). Staccata di cinque diaconi (ciascun diacono, ricordiamo, vale un decimo di un vescovo) è l’alleanza moderata che mette insieme lo stempiato arcivescovo di Agrigento e il brizzolato monsignore di Bologna, che con 5 vescovi supera comunque agilmente la soglia-scomunica fissata a quota 4.

Sotto la soglia, benché per appena una manciata di diaconi, starebbero invece tanto la conservatrice Congregazione dei Fratelli capeggiata dalla giovane e spigliata sorella Giorgina(3 vescovi e 5 diaconi) quanto la cordata progressista guidata dal pope greco ortodosso Alexis (3 vescovi e 4 diaconi). In ultima posizione la Triade della Scelta, unita nel sostegno al padre belga Guy ma evidentemente invisa a gran parte dei colleghi porporati, in grado di portare dalla sua parte appena 2 vescovi.

Fonte: youtrend.it

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