Voci dal Concistoro: Concistoro piemontese: l’ex capo della diocesi di Torino domina con ben 50 confratelli.

Quel che ci preme sottolineare oggi è che non si voterà soltanto per rinnovare la delegazione italiana all’arcivescovado di Bruxelles e Strasburgo, il 25 maggio. Si terranno infatti numerose elezioni locali, che coinvolgono oltre quattromila comuni e due regioni ecclesiali – il Piemonte e l’Abruzzo.
E proprio dalla più grande fra le due regioni al voto, il Piemonte, ci sono arrivati sussurri decisamente interessanti sullo stato dell’arte del confronto fra i candidati in lizza, in competizione serratissima per mettere le mani su una delle arcidiocesi più importanti del Nord Italia (che porta con sé, ricordiamo, anche il titolo di custode della Sacra Sindone):
• il pragmatico vescovo nativo di Moncalieri, emissario del giovane cardinale fiorentino salito al potere in Curia dopo aver rottamato l’oligarchia ecclesiale, già apprezzato capo della diocesi metropolitana di Torino fra il 2001 e il 2011, quindi capo dell’influente (e facoltosissima) Confraternita di San Paolo e ora tornato in pista per conquistare il consenso degli oltre quattro milioni di parrocchiali piemontesi;
• il giovane e ossuto vescovo dallo stemma episcopale a cinque stelle, torinese di nascita ma con solide frequentazioni in Val di Susa, sostenuto in terra piemontese da quel burlone del camerlengo genovese e già candidato all’assise regionale di quattro anni fa;
• il baffuto diacono del Biellese, vicepresidente uscente della Giunta episcopale piemontese, scelto (non senza ostacoli e strascichi) dall’inaffondabile cardinale di Monza e Brianza e sostenuto anche dalle truppe del cappellano di Milano;
• il ciclopico padre Guido, già a capo della diocesi di Marene, rappresentante della Congregazione dei Fratelli di cui è uno fra i più visibili esponenti a livello nazionale;
• l’accorto prelato cuneese (figlio di un noto religioso di Mondovì) attualmente in servizio in Curia, a Roma, come viceprefetto della Congregazione per la giustizia, che può contare sull’appoggio del potente arcivescovo di Agrigento.
I conteggi giunti alla nostra attenzione provengono questa volta dall’istituto del simpatico vaticanista napoletano Tonio Arcinoto, volto familiare del piccolo schermo, spesso ospite di trasmissioni di approfondimento religioso, e tratteggiano un quadro assai favorevole per il prelato moncalierese, malgrado le polemiche degli ultimi giorni su un faccendiere coinvolto nell’inchiesta del Sant’Uffizio sull’Esposizione Universale Missionaria che avrà luogo a Milano il prossimo anno.
All’ex capo della diocesi metropolitana di Torino andrebbero infatti i voti di ben 50 confratelli – proprio la metà esatta del corpo elettorale, anche se ricordiamo che il Concistoro regionale non prevede turno di ballottaggio -: a dispetto delle polemiche e degli attacchi di questi ultimi giorni, il porporato sembra ancora molto popolare, soprattutto nella provincia di Torino, dove riuscirebbe a strappare una maggioranza nettissima, pari a 61 voti.
In seconda posizione, staccatissimo, farebbe comunque registrare un’ottima performance, toccando quota 24, l’ossuto vescovo pentastellato, capace di capitalizzare il consenso verso il suo capo spirituale – lo spassoso camerlengo di Genova – e di convincere molti elettori valsusini grazie alla netta opposizione manifestata contro la TAV Torino-Lione.
Addirittura terzo – che smacco, per chi fino ad ora governava la regione ecclesiale! – il diacono baffuto, fermo a 17 voti appena. Il prelato (nelle cui fattezze molti ravvisano una somiglianza col celebre omino Bialetti di Carosello) sembra evidentemente patire la divisione del fronte conservatore e i guai del leader nazionale, l’inaffondabile (ma ora costretto a fare opere di bene in una comunità religiosa della Brianza) cardinale di Arcore.
Non sono brillanti neanche i risultati degli altri tre candidati, obbligati a spartirsi la miseria di 9 vescovi in tutto: e se i due cuneesi (il gigante di Marene e il collega figlio d’arte) si avvicinano a quota 4, ben peggiori sono gli scenari per il rosso don Mauro, parroco attento ai temi sociali che però non riesce a far presa sui confratelli, e deve accontentarsi del sostegno di 1 solo vescovo, forse accompagnato – ma non è di gran consolazione – a qualche diacono.
Fonte: Youtrend.it
– Studi e Proiezioni Elettorali