Il futuro dell’Auto Italiana

Dopo anni di crisi, il 2015 ha rappresentato, per il nostro paese, il primo anno di timida ripresa.
La disoccupazione scende, il Pil sale, ed anche la produzione industriale finalmente dà segni di vita. A trascinare la ripresa produttiva è soprattutto un rinnovato ruolo centrale dell’industria dell’auto. Dopo anni di difficoltà ed un 2014 di transizione, il 2015 è stato un anno di grande rilancio, la produzione passerà da 670.000 auto a circa 910.000 e promette nei prossimi anni di superare il milione di unita, cifra non più toccata dall’inizio del millennio. Tuttavia la ripresa non risulta uniforme, ed accanto ad autentici gioielli industriali (es Melfi), vi sono fabbriche ancora in profonda ristrutturazione, in attesa del tanto agognato rilancio.
Il simbolo della nuova FCA, unione fra la vecchia Fiat e la “piccola”
Chrysler, è lo stabilimento Sata (Società Automobilistica Tecnologie Avanzate) di Melfi. Qui si producono due piccoli SUV che hanno rappresentato la svolta per l’auto Made in Italy, Fiat 500X e Jeep Renegade. Progettati e costruiti in Italia vengono venduti ed esportati con successo in tutto il mondo, dall’Indonesia agli Stati Uniti, che per l’appunto rappresentano il loro principale mercato. Nel 2015 circa 300.000 B-SUV usciranno dalle linee produttive lucane, alla quale si sommano le circa 80.000 unità della sempreverde Fiat Punto. Un totale di 380.000 auto, prodotte 7 giorni su 7 da 7000 operai nell’unica fabbrica a ciclo continuo d’Europa. Qui la cassa integrazione è solo un ricordo.
La fabbrica ha ricevuto svariati riconoscimenti internazionali, per gli innovativi sistemi di produzione (medaglia d’argento WCM) e l’elevato livello di sicurezza sul lavoro. Tuttavia è stata anche oggetto di aspre critiche sindacali per la durezza dei turni e la loro particolare organizzazione
Il cuore pulsante della vecchia Fiat era rappresentato senz’altro dalle Carrozzerie Mirafiori, luogo di speranza per chi veniva dal sud ed orgoglio della Torino industriale. Con i suoi 2.000.000 m2 è la fabbrica funzionante più grande d’Europa, ma quest’anno dalle sue linee usciranno poco più di 12.000 Alfa Romeo Mito. Troppo poche per impiegare i 3500 operai, che ormai da 5 anni alternano al lavoro lunghi periodi di cassa integrazione. La rinascita potrebbe pero essere vicina. I lavori di ristrutturazione sono da poco terminati e circa 1500 lavoratori sono finalmente rientrati in fabbrica. Seguendo i dettami del Word Class Manufacturing, le nuove postazioni di lavoro sono state progettate con la consulenza ed i suggerimenti degli stessi operai, cosa mai avvenuta in Italia. La nuova linea produrrà il SUV di lusso Maserati Levante, la cui presentazione è fissata per metà Gennaio al salone di Detroit. Il target di vendita è fissato a 25000 unità all’anno che dovrebbero garantire il rilancio almeno parziale di Mirafiori. Vista l’enormità dello spazio a disposizione, in seguito lo stabilimento vedrà la nascita di una berlina d’alta gamma e di un grosso SUV (gemello del Levante), entrambi marchiati Alfa Romeo.
Il futuro dello stabilimento FCA di Cassino è legato a doppio filo con il rilancio dell’Alfa Romeo. Nel Lazio verranno prodotte sia la Giulia (inizio 2016) che il futuro Suv medio del Biscione (fine 2016), mentre dovrebbe continuare ancora per diversi anni la produzione dell’Alfa Romeo Giulietta.
Problemi nell’ingegnerizzazione della berlina hanno posticipato la completa ripresa delle attività in fabbrica e sebbene alcuni settori lavorino già a pieno ritmo, la maggioranza dei 3900 lavoratori è ancora in cassa integrazione. La Giulietta assicura ancora circa 45000 unità all’anno alla quale si aggiungeranno 100.000 pezzi per la Giulia ed altrettanti per il Suv.
Quello corrente sarà un anno da incorniciare per la Sevel (Società Europea Veicoli Leggeri), il migliore nella storia dello stabilimento con ben 250.000 furgoni prodotti. Nella cittadina abruzzese di Atessa ha sede la più grande fabbrica di veicoli commerciali leggeri d’Europa, una joint-venture fra FCA e PSA.
La saturazione dell’impianto (6400 dipendenti) è garantita dalla produzione di Fiat Ducato, Peugeot Boxer e Citroen Jumper. La ripresa del mercato ed il positivo influsso del restyling su alcuni prodotti (Fiat Ducato) ha reso necessarie nuove assunzioni. A settembre infatti sono iniziati i corsi professionali per l’inserimento a tempo indeterminato di 200 nuovi lavoratori.
Il 2015 è stato invece un anno difficile per le Officine Maserati di Grugliasco. Il rallentamento del mercato cinese e la perdita dell’effetto novità, hanno fatto calare le vendite delle Maserati Ghibli e Quattroporte, qui prodotte. Dopo due anni di straordinari, si è assistito ad un graduale calo della produzione, culminato a fine anno, con il ritorno della cassa integrazione. I 600 lavoratori, trasferiti da Mirafiori sono tornati a casa ed i restanti 1800 sono in stop forzato fino al 2016. La produzione si è fermata a 26.000 auto, quasi 10.000 in meno rispetto all’anno precedente. Si spera che la nuova Maserati Levante trascini le vendite delle due berline, alleviando le difficoltà della fabbrica.
Un capitolo a parte merita lo Stabilimento “Giambattista Vico” di Pomigliano d’Arco, primo ed unico frutto del progetto Fabbrica Italia. Il 2015 sarà il miglior anno dopo il discusso referendum del 2010, con ben 180.000 Fiat Panda prodotte. Da allora lo stabilimento ha ottenuto notevoli miglioramenti nella qualità produttiva arrivando ad ottenere la medaglia d’oro WCM, eppure non è tutto oro quel che luccica. Secondo il progetto Fabbrica Italia, in Campania dovevano essere prodotte 250-300.000 auto ogni anno, ma a causa del collasso generale del mercato italiano, queste cifre non sono mai state raggiunte ed il sito produttivo non è mai stato saturato. Sebbene le vendite siano in aumento e la cassa integrazione venga usata di rado, ben 1800 operai su 4800 sono sotto contratto di solidarietà. Una situazione strutturale, difficilmente risolvibile senza l’introduzione di un nuovo modello sulle linee. Purtroppo, per ora, tale modello non è in programma.
Ultime per volumi, ma non per importanza sono le fabbriche d’alta gamma della Motor Valley Emiliana.
La Maserati di Modena è una fabbrica storica, impiega 700 operai ed ancora oggi produce in modo quasi artigianale Maserati Granturismo e Maserati Grancabrio. Alle due vetture del marchio modenese si è aggiunta dal 2013 anche l’Alfa Romeo 4C nelle versioni coupé e cabrio. La natura semiartigianale delle produzioni consente un alto valore aggiunto ma anche numeri molto ridotti. La piccola Alfa è venduta in serie limitata, 3500 esemplari all’anno, alla quale si aggiungono circa 2500 esemplari delle altre produzioni.
Ancora più artigianale è la più piccola e giovane delle case automobilistiche emiliane, la Pagani di San Cesario sul Panaro. Fondata da Horacio Pagani nel 1999 produce poche decine di auto ogni anno. Ogni Pagani è un pezzo unico, un raffinato esempio di artigianalità meccanica con infinite possibilità di personalizzazione. La Pagani Huayra è l’unico modello attualmente in listino, alla modica cifra di circa 1 milione di euro
Altra storica produttrice di Supercar, è la Lamborghini di Sant’Agata Bolognese. Sotto controllo della tedesca Audi dal 1998, la casa ha avviato un solido processo di crescita che culminerà nei prossimi anni con l’arrivo del Suv Urus. Il progetto prevede 800 milioni di euro di investimenti, 500 nuovi posti di lavoro e 3000 ulteriori auto prodotte, quasi un raddoppio rispetto alle 3800 auto previste per il 2015. Attualmente circa 1000 dipendenti curano la produzione dei modelli Aventador e Huracan dall’ingegnerizzazione alla lavorazione del carbonio, con ben 250 ricercatori a libro paga.
Infine, simbolo stesso del lusso associato al mondo dei motori, la Ferrari di Maranello. Il 2015 è stato ricco di novità per la rossa, che pur rimanendo nella galassia Exor, presto si affrancherà da FCA e tornerà ad essere una casa produttrice indipendente. La fabbrica impiega 2700 fra operai e tecnici, che sfornano ben 6 modelli di supercar (California T, 458 Italia, 488 GTB, FF, F12 Berlinetta e La Ferrari) per un totale di circa 8000 auto prodotte, sempre troppo poche viste le elevate richieste del mercato. Per premiare il duro lavoro svolto, nel solo 2015 sono stati elargiti 9355 euro lordi di bonus ai lavoratori, 5000 euro di straordinari e 4355 previsti dal piano di produzione. Nei prossimi anni i volumi aumenteranno fino ad un massimo di 10.000 auto, numero ritenuto adatto per mantenere l’esclusività del marchio e soddisfare le richieste dei clienti
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