IL MAPPAMONDO – In Argentina finisce l’era Kirchner, numeri e analisi dei risultati

Il 22 novembre 2015 si è svolto l’atteso ballottaggio argentino tra l’erede dei coniugi Kirchner Daniel Scioli, e il centro-destra di Mauricio Macri. Ballottaggio che ha avuto un risultato solo parzialmente atteso.

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Il ballottaggio ha visto ottenere la carica di Presidente il candidato di Cambiemos Mauricio Macri.

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I coniugi Kirchner perdono quindi il governo del Paese dopo dodici anni di dominio incontrastato. Prima Nestor e poi sua moglie Cristina Fernandez, hanno infatti profondamente ancorato la propria presidenza a un concetto di politica che unisce il sistema peronista a una visione, specialmente in campo economico, talvolta simile a quella della sinistra più estrema, anche un po’ corporativa, sicuramente poco conformista.

E’ per questo che i commentatori politici hanno sempre trovato difficoltà a inquadrare nella maniera classica (socialdemocrazia vs liberalismo conservatore) la politica del Fronte per la Vittoria, la coalizione di cui fa parte il moderno Partito Giustizialista.

I supporters dei Kirchner vengono dalle più varie aeree politiche, spesso collegate all’area peronista: il Paese è stato, per anni, diviso tra peronisti K (pro Kirchner) e antiK (oppositori dei Kirchner). I primi, a loro volta, si sono divisi in Radicali K, Socialisti K, e Giustizialisti K, per identificare le diverse sotto-aree che hanno composto la coalizione.

Un piccolo promemoria: con “peronismo” si intende quella concezione politica tipica di diversi partiti e movimenti argentini che rifiuta sia l’ortodossia capitalista, sia l’ortodossia comunista, perseguendo una terza via (simile al corporativismo che contraddistinse talune dittature della destra europea), come quella del tre volte eletto Presidente Juan Domingo Peron, uno  dei volti più significativi della storia del Paese dagli anni ’40 agli anni ’70.

La politica dei Kirchner è stata tutta volta alla riduzione della povertà, all’eliminazione delle disuguaglianze sociali, alla lotta alla disoccupazione, insieme alla battaglia per i diritti civili. Ciò, anche tramite ricette guardate con orrore dalle istituzioni economiche internazionali, come l’FMI. Il Fondo Monetario ha più volte ha minacciato l’Argentina delle peggiori conseguenze, anche in seguito ai dati sull’inflazione cavalcante, a dire dell’organizzazione falsati. “La Guerra delle due Cristine” (dal nome della Fernandez Kirchner e della Lagarde, direttore dell’FMI), ha permesso alle istituzioni internazionali di rivelare come l’inflazione fosse, già nel 2013, al 25%, anziché al 10 e poco più come indicato dal Governo di Buenos Aires.

La Kirchner è stata inoltre accusata di aver aumentato le tasse in un settore fondamentale per l’economia del Paese, come quello dell’agricoltura, di aver sposato in politica estera posizioni talvolta più collaborative con governi non del tutto democratici come quello del Venezuela, piuttosto che con l’Occidente, di rappresentare un governo coinvolto troppo spesso in accuse di corruzione. Di bell’aspetto, appassionata di moda, ex nemica – ora redenta – di Papa Francesco, e abile comunicatrice, inoltre, Fernandez Kirchner è stata, dai suoi detrattori, additata come populista ed allergica al dialogo democratico, anche per il rapporto troppo “stretto” con i media amici, e troppo conflittuale con i media dell’opposizione.

Il molto più pacato Daniel Scioli è stato però bocciato alle elezioni da un’Argentina sempre più impaurita di tornare alle ombre del passato e ai confini del disastro economico, più per una voglia di cambiare rispetto al kirchnerismo che per un problema personale con il Governatore di Buenos Aires.

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La mappa mostra la coalizione maggioritaria per provincia al primo e al secondo turno (in porpora i territori dove è risultato in vantaggio il Frente para la Victoria, in azzurro Cambiemos, in blu scuro Uniti per una Nuova Alternativa, in grigio Compromesso Federale). Si noterà come Cambiemos abbia trionfato soprattutto nelle province centrali; rispetto al primo turno, Macri ha rubato a Scioli  la celebre Pampa e la Rioja. Ai kirchneriani sono rimasti il Nord e il Sud, tra cui la provincia della Terra del Fuoco e dell’Antartide. Gli elettori dei partiti della coalizione Uniti per una Nuova Alternativa, i partiti della destra peronista antiK, e dei peronisti federalisti di Compromesso Federale, arrivati rispettivamente terzi e sesti al primo turno del 25 ottobre, hanno fatto evidentemente convergere i propri voti su Macri, anziché su Scioli: l’Argentina si è dimostrata, in questo turno elettorale, avere più voglia di destra, in senso stretto, che di peronismo. La piccola regione del Jujulì, quella più a Nord-Ovest del Paese, è passata, per esempio, da un forte consenso per Uniti per una Nuova Alternativa al voto a Mauricio Macri. 

Macri entrerà in carica il prossimo 10 dicembre. Da Presidente, dovrà affrontare diverse problematiche, per lo più di natura economico-finanziaria, che ancora, dopo anni dalla tragica depressione a cavallo del secondo e del terzo millennio, affliggono il Paese, in primis l’inflazione.

Le idee del sindaco della capitale sono diverse da quelle dei Kirchner: ritorno a un rapporto stretto con gli Stati Uniti, avvicinamento a posizioni liberali in economia, meno tasse e meno spesa pubblica, stop all’inflazione, conservatorismo sui temi etici, in primis sull’aborto. Macri vuole anche iniziare una battaglia per espellere il Venezuela di Maduro dal Mercosur. I suoi detrattori temono che le politiche della coalizione di Cambiemos, formata non solo da partiti di centro-destra classico, ma anche centristi e radicali, possano portare a riforme favorevoli solo ai ceti medio-alti e a cedere il passo sull’evasione. Ma è significativo che anche i sindacati, nel ballottaggio, siano stati dalla sua parte. Il che può ben evidenziare il desiderio di cambiamento (buono o cattivo che sia) nel Paese.

Una leggenda narra che la sede del governatorato della provincia di Buenos Aires sia costruita su un antico cimitero indiano, e che, per maledizione, il titolare della carica non possa mai diventare Presidente dell’Argentina. La maledizione è stata confermata.

Altre notizie:

Dal 21 al 23 novembre si è tenuto il secondo round delle elezioni parlamentari in Egitto. Le elezioni, naturalmente, sono considerate non credibili dagli osservatori internazionali, e servono più che altro a cementificare il consenso interno al dittatore Abdel Al Sisi. Al primo round era risultato avere la maggioranza relativa il Partito degli Egiziani Liberi, dei liberali pro-Sisi.

 

Per questa settimana è tutto.

Alla prossima elezione!

by Skorpios

 

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