IL MAPPAMONDO – Elezioni africane d’ottobre, prove di democrazia nel Continente Nero

Il 25 ottobre, giorno elettorale in molteplici Paesi in tutto il mondo, si sono svolte più elezioni  anche nel Continente Africano.

Le Presidenziali in Costa d’Avorio hanno visto vincente l’uscente Alassane Ouattara, la Tanzania ha scelto un nuovo Presidente, il Congo ha votato in un referendum per ampliare le possibilità di ricandidatura del Capo dello Stato.

L’11 ottobre anche la Guinea aveva riconfermato Alpha Condé alla massima carica.

Tutte le elezioni, ad eccezione del referendum congolese, sebbene denunciate dall’opposizione, sono state ritenute relativamente democratiche dagli osservatori internazionali.

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Il Presidente Condé, in carica dal 2010, è stato rieletto al primo turno senza particolari difficoltà, e ha vinto la sfida anche in numerosi seggi dei votanti all’estero, dove solitamente risultava vincente Diallo. Condé, sfuggito a un attentato nel 2011, ha dovuto fare i conti con l’emergenza ebola negli scorsi anni, ed è stato spesso accusato dall’opposizione di brogli per vincere le elezioni (nel 2013 quest’accusa aveva contribuito a causare l’implementazione delle violenze nel Paese). Anche questa volta ci sono stati scontri post-elettorali e accuse di brogli sia dal principale oppositore Diallo, sia da Touré, entrambi con un passato da ex premier rispettivamente negli anni 2000 e negli anni ’90. Tuttavia, sebbene siano stati constatate disorganizzazione e diverse problematiche nello svolgimento delle elezioni, gli osservatori europei le hanno ritenute sostanzialmente valide.

 

 

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Alassane Ouattara era uscito vincitore dal breve conflitto che aveva sconvolto il Paese tra il 2010 e il 2011, che aveva visto il rivale Laurent Gbagbo sconfitto in seguito a un dissidio, sfociato in una rapida guerra civile, in merito al nome del “gagnant” alle elezioni dell’autunno del 2010. Le forze francesi e l’Unione Africana avevano ritenuto legittima l’elezione di Ouattara, e avevano contribuito all’arresto di Gbagbo, ora dinanzi alla Corte Penale Internazionale de L’Aja con l’accusa di crimini di guerra per aver promosso stupri e violenze durante gli scontri.

Gbagbo è stato naturalmente escluso da queste ultime elezioni, e tale esclusione è stata al centro delle proteste e delle accuse di illegittimità degli oppositori capeggiati da Pascal Affi N’Guessan – specie dopo la sonora sconfitta – i quali hanno additato le elezioni come affette da totale assenza di democraticità.

Ouattara, secondo i suoi sostenitori, ha contribuito a rafforzare il ruolo della Costa d’Avorio agli occhi della comunità internazionale, nonché ad evitare che l’epidemia di ebola che infestava il West Africa contagiasse il Paese; sotto la sua Presidenza, inoltre, l’economia ha visto un importante balzo in avanti. Ouattara è stato anche al centro di polemiche provenienti dal suo stesso partito per aver stabilito legislativamente il principio del ruolo paritario all’interno della famiglia tra moglie e marito.

I suoi detrattori lo accusano invero di aver voltato la testa dall’altra parte di fronte all’ingente corruzione che colpisce il Paese e di aver dato l’avvio a una vera e propria vendetta politica contro gli ex sostenitori di Gbagbo, facendo arrestare anche numerosi giornalisti.

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La Tanzania rappresenta un’isola felice in Africa, in quanto è uno dei rarissimi Paesi che ha una lunga tradizione di Presidenti che hanno rispettato il termine finale dei due mandati, senza tentare colpi di Stato o referendum poco trasparenti per prolungarlo o rinnovarlo oltremodo. La Tanzania è, tra i Paesi finora elencati, quello considerato forse più democratico. Jakaya Kikwete, Presidente uscente al suo secondo mandato, sotto la cui opera la Tanzania ha acquisito una notevole credibilità internazionale ed è stata punto di riferimento in vari processi di pace, ha accettato di dimettersi senza problemi, e ha lasciato la strada al proprio successore, all’interno del suo partito, John Magufuli.

Permangono tuttavia diverse perplessità. In primis, il partito Chama Cha Mapinduzi, dell’uscente nonché del subentrante, è ininterrontamente al governo da ben trentotto anni. In secundis, anche in questo caso l’opposizione si è affrettata a dichiarare illegittime le elezioni. Gli ultimi sondaggi sembravano infatti prevedere una situazione molto più combattuta, se non vincente per Lowassa. In terzo luogo, la Commissione Elettorale ha dichiarato illegittimo, e probabilmente da rifare, il voto effettuato all’interno della regione “a statuto speciale” di Zanzibar, dove pareva aver vinto l’opposizione.

Il clima elettorale era stato particolarmente surriscaldato anche a causa delle reciproche accuse di politici dei diversi fronti di essere implicati in oscure vicende di stregoneria e di adesione a culti che promuovono violenza e discriminazione nei confronti degli albini africani.

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Nella Repubblica del Congo (da non confondersi con l’omonima Repubblica Democratica del Congo, l’ex Zaire), al contrario di quanto avvenuto in Tanzania, si è svolto un referendum per permettere un ulteriore rinnovo del mandato del Capo dello Stato. Il referendum ha ricevuto il 92,27% di sì. Secondo l’opposizione e secondo osservatori indipendenti, le urne sono state in gran parte disertate: l’affluenza si sarebbe fermata appena sotto al 10%. Al contrario, secondo le fonti presidenziali avrebbe partecipato al voto più del 72% degli aventi diritto, e quindi la consultazione avrebbe avuto un gran riscontro di pubblico.

Denis Sassou Nguesso, attuale Capo di Stato, è in carica dal lontano 1997, ed è stato più volte accusato di violazioni di diritti umani su più fronti, di avere permesso ai suoi familiari di spendere diverse centinaia di migliaia di dollari dei fondi nazionali ricavati dal mercato del petrolio per del “pazzo shopping” in Europa, e di essere un dittatore a tutti gli effetti. La Francia è stata accusata da più settori di aver legittimato il referendum con una silenziosa acquiescienza.

 

 

Grazie a tutti per l’attenzione!

 

By Skorpios

 

 

 

N.B. Il numero dei votanti è in tutti i casi arrotondato; non sono mai riportati i partiti che hanno ottenuto una percentuale inferiore al 5% dei suffragi

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