Referendum Svizzero sull’immigrazione: gli stranieri fanno davvero paura? L’analisi

Domenica gli svizzeri hanno approvato un referendum di iniziativa popolare, promosso dal partito conservatore Union Démocratique du Centre (UDC), denominato ”Contro l’immigrazione di massa”.

Il testo proposto  ha l’obiettivo di regolare l’afflusso dei lavoratori stranieri istituendo dei tetti massimi annuali ”stabiliti in funzione degli interessi globali dell‘economia svizzera e nel rispetto del principio di preferenza agli Svizzeri”. Questo principio viene inserito nella costituzione federale svizzera, e riguarda anche i cittadini dell’Unione Europea, frontalieri inclusi.

Il referendum ha generato molte tensioni fuori e dentro il paese elvetico, non solo perchè riguarda un tema che qui come altrove polarizza l’opinione pubblica, ma anche perchè entra in conflitto con gli accordi tuttora vigenti sulla libera circolazione delle persone tra UE e la Confederazione. Non è quindi da considerarsi un caso se dal voto è emersa una profonda spaccatura del paese: il SI ha vinto col 50,3% dei voti, corrispondenti ad appena 20.000 elettori su un totale di quasi tre milioni. La commissione europea si è detta ‘rammaricata’ dell’approvazione dell’iniziativa, che comporterà la ricerca di una soluzione diplomatica non facile nei prossimi tre anni, tempo concesso al governo svizzero per recepire i risultati della consultazione, per evitare la ridiscussione dei trattati stipulati tra Svizzera e UE.

La distribuzione dei voti nel referendum non è stata naturalmente omogenea: ad esempio i cantoni di lingua francese si sono espressi tendenzialmente per il ‘no’, al contrario dei cantoni italofoni e, meno nettamente, di quelli germanofoni. Un’ulteriore distinzione si è notata tra le aree urbane, grandi città in particolare, pronunciatesi contro, e le zone rurali che invece hanno votato a favore. Molti in Italia hanno perfidamente fatto notare come il canton Ticino, meta di molti transfrontalieri italiani e ‘padani’ in particolare, sia stato fra tutti il più entusiasta (68% di sì) nell’approvare le misure restrittive verso i lavoratori stranieri, evocando una suggestiva ‘legge del contrappasso’ verso la cultura leghista delle frontiere chiuse. Facili ironie a parte, questo dato potrebbe semplicemente suggerire che laddove la presenza di immigrati è più alta, cresca nei cittadini il disagio e l’esasperazione, quindi il desiderio di misure drastiche per prevenirla.

Ebbene, non è affatto così.

Martin Grandjean, studioso di storia contemporanea e membro del Partito Socialista a Losanna, ha pubblicato sul suo blog  un grafico, che riportiamo, in cui si evidenzia la relazione tra percentuale di stranieri fra i residenti e percentuali di votanti per il ‘si’ (ovvero favorevoli alle limitazioni).

ImmigrationDeMasseVotation

L‘anticorrelazione tra le due quantità è evidente e il suo significato è assolutamente contrario al senso comune: i favorevoli ai ”tetti massimi annuali”, cioè verosimilmente i più spaventati dall’immigrazione di massa, vincono nei cantoni dove la popolazione straniera è inferiore, con il canton Ticino unica significativa eccezione. Lo stesso Grandjean segnala inoltre questo grafico interattivo  nel quale lo stesso risultato è confermato anche a livello dei distretti, cioè a maggiore ‘risoluzione geografica’.

Semplificando con le dovute cautele, e ricordando che correlazione non sempre implica causalità, questi grafici portano a concludere che le persone più avverse all’immigrazione siano in realtà quelle che meno vivono a contatto con gli immigrati. Di certo viene falsificata l’abusata retorica del “se li volete, perchè non ve li tenete a casa vostra?”. Per lo meno in Svizzera, parrebbe proprio che chi li ha a casa se li voglia tenere.

ElPolloDiablo

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