L’Opinione Politica – Medici ciarlatani al capezzale dell’Italia

Il compito più difficile per un medico non è curare una malattia, ma fare una diagnosi: capire, cioè, PERCHÉ un paziente si è ammalato e quali sono state le cause che l’hanno portato a quella condizione. Solo una volta fatto questo può cercare, con cognizione di causa, di aiutare il paziente: farlo guarire, se è possibile, farlo convivere al meglio con la sua malattia se non lo è.

La diagnosi, però, non è sempre facile ed immediata. Anzi, spesso è complicata dal fatto che la storia clinica del paziente non è lineare e, nel tempo, si sono sovrapposti fatti, condizioni patologiche e tentativi di terapia che hanno reso caotico il quadro clinico, facendo sovrapporre alla malattia di base dei sintomi concomitanti che, spesso, possono essere talmente eclatanti da nascondere quelli originari.

Il medico che si fa confondere dall’apparenza del contingente è pericolosissimo per la salute del paziente: perché pensa anzitutto a risolvere i suoi problemi apparentemente più urgenti col rischio di somministrare una terapia sbagliata che, invece di aiutarlo, può, al contrario, peggiorare sempre più la sua situazione.

Il “malato Italia” da questo punto di vista è un caso da manuale: i “sintomi” che accusa sono i più svariati ed i molti “medici” ( o ciarlatani? ) che si affannano al suo capezzale individuano ciascuno quello che, a loro avviso, è il “colpevole” della malattia del paziente, proponendo, di conseguenza, la terapia secondo loro più adatta.

Chi dice che, siccome con l’introduzione dell’Euro è aumentata l’inflazione ed i salari hanno perso potere di acquisto, allora è stata quella la causa di tutti i mali italiani, per cui propone di tornare alla Lira; chi fa notare come col maggioritario i governi siano diventati più instabili e deboli, ed allora propone il ritorno al proporzionale come toccasana; chi, infine, accusa l’Europa di averci legato le mani e rubato la nostra sovranità, per cui chiede a gran voce l’uscita dall’Unione Europea ( solo per ciò che gli conviene, naturalmente, perché all’assenza di dogane ed alla libertà di movimento all’interno dei confini nessuno vuole rinunciare).

Se ci riflettete bene, tutte queste terapia si fondano, in ultima analisi, su un’unica riflessione: “prima” stavamo meglio, oggi stiamo peggio, per cui basta rimettere indietro l’orologio affinché tutti i nostri problemi si risolvano magicamente.

Racconto un breve aneddoto: intorno al 1830 un gentiluomo chiese ad una contessa francese quale fosse stato per lei l’anno più bello della sua vita… Lei rispose: il 1789…. ” Ma come” obiettò il gentiluomo ” era l’anno della Rivoluzione, della ghigliottina in piazza e le teste dei nobili cadevano una dopo l’altra” “Oui, monsieur” rispose la contessa ” ma io avevo vent’anni…”

Bene, mi sembra che in molti siano influenzati nei loro ragionamenti da emozioni dello stesso tipo. Convinti che i decenni scorsi siano stati una specie di un’età dell’oro che, nella realtà, non c’è mai stata.

L’Italia non è mai stato un Paese ricco. Negli anni ’50 e, parzialmente, negli anni ’60 abbiamo vissuto il famoso “miracolo economico” solo grazie a fattori irripetibili ( Piano Marshall, bassissimo costo del petrolio, basso costo della mano d’opera meridionale emigrata al Nord, assenza di regolamenti urbanistici ed ambientali: cosa quest’ultima che, da un lato, ha determinato la distruzione di ampie parti del territorio, ma dall’altro creava lavoro, benessere, aumento del PIL e la possibilità per tutti di comprarsi una casa a basso costo).

Già nei primi anni ’70, però, le cose sono iniziate a cambiare: il miracolo era finito ( perché si erano esaurite quelle condizioni eccezionali, in primis basso costo di petrolio e manodopera ), ma i deboli governi democristiani di allora ( rigorosamente eletti col proporzionale ) per paura di essere travolti dall’ondata comunista, concedettero di tutto e di più alla classe operaia ed ai lavoratori in generale ( scala mobile, pensioni a condizioni ultra-favorevoli, impossibilità di essere licenziati ), finanziando le loro “conquiste” nel modo più semplice: stampando moneta. Si potrebbe obiettare che, in sè, non è detto che questa sia una cosa del tutto negativa: lo fanno da decenni gli USA, e per cifre stratosferiche, senza per questo essere mai entrati in crisi e continuando, anzi, ancora oggi ad essere i padroni del mondo.

Ma noi non siamo l’America, non abbiamo neanche una piccolissima frazione del loro potere economico, politico e militare. Per noi le conseguenze di quella politica monetaria furono gravissime: la Lira perdeva valore a ritmi vertiginosi, mentre l’inflazione viaggiava a livelli sudamericani ( una Fiat raddoppiava di prezzo ogni due anni). Ma possibile che chi li ha vissuti non se li ricorda quegli anni? Con le domeniche a piedi, i cinema che chiudevano alle 11 di sera per risparmiare elettricità, Canzonissima che veniva spostata alla domenica pomeriggio ( così c’era meno gente sveglia a consumare elettricità di sabato sera ). E la criminalità dilagante a livelli peggiori, molto peggiori, rispetto a quelli attuali, con la Mafia siciliana che commetteva mattanze inaudite nella totale impunità, la Banda della Magliana che imperversava a Roma, la paura di essere rapito che attanagliava chiunque avesse anche solo due lire da parte.

Erano anni ORRIBILI, anche omettendo di parlare del terrorismo e della vera e propria guerra civile allora in atto: se chi oggi ha più di 50 anni lascia un attimo da parte il fatto che aveva 20 anni e passava tutte le sere a limonare nella 500 con la morosa di turno, in COSA dovrebbe invidiare quella supposta età dell’oro?

Ma anche gli anni ’70 passarono e vennero i meravigliosi anni ’80 della Milano da bere. Niente più svalutazione ( o comunque molto meno di prima ) e tanti soldi per tutti, l’Italia entrava nel G8 ( a quel tempo G7 ), eravamo al settimo, o al sesto, secondo qualcuno addirittura al quinto posto tra i Paesi più ricchi del mondo: allora era QUESTA l’età dell’oro?…. Forse si, ma a che prezzo!

I governi del CAF ( anche questi eletti rigorosamente col proporzionale ) avevano avuto la geniale idea di “risanare” l’economia smettendo di stampare banconote e cominciando, invece, a stampare BoT e CCT. Conseguenze: niente più inflazione, soldi distribuiti a pioggia per tutti, ma crescita ENORME del debito pubblico ( ricordiamolo sempre: 800% in 9 anni!!!!). Una zavorra pesantissima che è diventata, col tempo, la causa prima di tutti i nostri mali: un debito talmente alto che, ormai da tempo, si autoalimenta perché lievita anno dopo anno solo per il fatto di dover ripagare gli interessi.

La crisi del ’92 ( con la lira che perse oltre un terzo del suo valore in due giorni ) fu il segnale che si era arrivati al punto di non ritorno. Tutto quello che è avvenuto dopo ne è stata la logica conseguenza: tentativi successivi di rimediare all’enorme danno fatto, con l’unico scopo di evitare la rivolta popolare, i tumulti di piazza, gli assalti ai forni e, magari, l’avvento dei carri armati.

Arrivò per prima la famosa finanziaria di Amato da 110.000 miliardi, da cui derivò il crollo di partiti della prima Repubblica ( altro che Mani Pulite, gli Italiani si arrabbiarono coi vecchi politici NON perché avevano scoperto che i partiti rubavano, cosa che sapevano benissimo, ma perché fino a quel momento si erano illusi che il conto l’avrebbe pagato qualcun altro ), l’avvento del maggioritario, l’ascesa di Berlusconi, lo stesso arrivo di Prodi e l’entrata nell’Euro.

Di tutti questi tentativi di “terapia” del malato Italia, alcuni sono stati efficaci ed avrebbero potuto effettivamente salvarci, e comunque hanno contribuito a non farci affondare del tutto: il maggioritario ( che, ricordiamolo, ha portato un minimo di stabilità, dopo decine di governi balneari, oltre a mettere, per la prima volta in 50 anni, la sinistra in condizioni di concorrere, quanto meno, al governo del Paese ) e l’entrata nell’Euro ( che alla fine degli anni ’90 ci ha concesso per la prima volta una crescita sostenuta e bilanci in via di risanamento, grazie all’abbassamento della pesantissima “tassa” rappresentata dagli interessi sul debito pubblico ). Purtroppo ambedue questi fattori positivi sono stati in buona parte vanificati dall’avvento di Berlusconi e delle sue politiche economiche disastrose: avvento di cui, ovviamente, non la Merkel e, certamente, non l’Europa, ma solo gli stessi Italiani sono stati responsabili.

Poi è arrivata la globalizzazione, vera causa ultima dei nostri ( ed altrui ) mali recenti, con la crisi, finanziaria prima ed economica poi, che si è portata appresso ed il conseguente, pesante, ridimensionamento del ruolo globale dell’Europa nel suo complesso. Ridimensionamento che ha colpito particolarmente l’Italia, indebolita più degli altri dal pesante carico del debito pubblico e dai deficit strutturali di vecchia data.

Ed adesso siamo qui: in una situazione grave, certo, ma neanche lontanamente paragonabile agli anni in cui la Germania per prestarci pochi soldi pretendeva l’oro della Banca d’Italia in pegno. Anni in cui la battaglia politica feroce era sull’opportunità o meno di stabilire per legge un prezzo del pane calmierato ( dico IL PANE!!! ).

Ma immemori della nostra storia, le proposte che incontrano più successo oggi sono quella di cancellare l’Euro ( e tornare ad una moneta con cui, in poco tempo potremmo giusto giocare a Monopoli ), cancellare il maggioritario ( e tornare a governi che durano 6 mesi al massimo ), ed abbandonare l’Europa, l’unica ciambella di salvataggio che ancora ci trattenga dall’affondare nel mediterraneo.

Gli italiani dimostrano una volta di più, di rifuggire dalle soluzioni lunghe, complesse e faticose, seppur suffragate dalla razionalità e dal buon senso. E, così come in medicina si fanno abbindolare ciclicamente da venditori di fumo e ciarlatani vari ( a volte solo folcloristici alla Wanna Marchi, altre volte ben più gravi e pericolosi ) così in politica si lasciano conquistare dalle ricette semplicistiche e miracolose dei demagoghi di turno.

Skywalk

 

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