IL MAPPAMONDO – Caos politico in Spagna, prove di democrazia in Centrafrica, rischi per la democrazia in Polonia

Nelle ultime settimane del 2015 si sono svolti alcuni, ultimi, importanti appuntamenti elettorali. La Spagna è andata al voto il 21 dicembre, voto da cui è sorto un ”parlamento appeso”, nel quale non è presente alcuna maggioranza parlamentare autonomamente capace di formare un Governo. Mentre in Europa – viste anche le situazioni di cui si parlerà a breve in Polonia e Croazia – le democrazie parlamentari subiscono continui attacchi e difficoltà, in Africa, dopo il Burkina Faso, un’altra nazione affronta un accidentato percorso verso la democrazia, la Repubblica Centrafricana.

SPAGNA

spagna

In Spagna si sono svolte le elezioni per il rinnovo del parlamento in data 21 dicembre 2015. I risultati delle elezioni sono stati egregiamente riportati e analizzati da un collega in un precedente post di questo blog, a cui si rimanda nel presente link. 

I risultati hanno determinato l’assenza di una maggioranza parlamentare anche nell’ipotesi di coalizione tra C’s e il Partito Popolare, ipotesi che si riteneva come la più credibile prima delle elezioni.

Alla Camera infatti il Partito Popolare detiene 123 seggi, il Partito Socialista Operaio Spagnolo 90 seggi, Podemos ne ha raccolti 69, e i liberali di Cittadinanza ne hanno ottenuti 40, rastrellando consensi dai Popolari, sebbene numericamente al di sotto delle attese. Gli altri seggi sono andati a partiti minori – 9 agli indipendentisti catalani di sinistra di ERC, 8 al centrodestra catalano di DL, 6 ai nazionalisti baschi, 2 alla sinistra basca e alla sinistra unita, 1 ai nazionalisti delle Canarie. I seggi totali sono 350, la maggioranza è a 176, quindi un governo formato dai soli Popolari e da C’s non avrebbe la possibilità di reggersi da solo. 

Al momento le opzioni studiate sono quattro. La prima è quella di una grosse koalition tra Popolari, Socialisti e Cittadinanza, che insieme avrebbero ben 282 seggi, opzione caldeggiata dai Popolari, da C’s, dalle istituzioni europee, da una parte del PSOE ma rifiutata con ancor più veemenza da un’altra parte del partito, nonché dal segretario e candidato nel 2015 Pedro Sanchez, che ha affermato che le posizioni tra i due partiti sono troppo lontane per ipotizzare un governo insieme. Il 5 gennaio 2015, il portavoce del PSOE Antonio Hernando ha ribadito che il ”no del PSOE è definitivo”. Rajoy comunque non si arrende e spera in una divisione tra i socialisti che obblighi il segretario – il quale ha anche affermato di voler essere ricandidato a un eventuale nuovo turno elettorale – ad acconsentire a un governo unitario.

La seconda opzione, che è quella caldeggiata da un’ulteriore parte dei Socialisti, è quella della grosse koalition senza Rajoy premier. In questo senso, aleggia il nome della vice del Presidente del Governo Soraya Saenz de Santamaria.

La terza opzione, difficile da praticare, è quella di un governo di sinistra alla ”portoghese” composto da PSOE, Podemos e frange di sinistra. Con IU, la sinistra catalana e la sinistra basca il Governo potrebbe ottenere 172 seggi, che comunque non basterebbero. Servirebbe quindi un improbabile appoggio di C’s o dei partiti indipendentisti di destra. La strada è ulteriormente in salita, atteso che mancherebbe sicuramente la maggioranza al Senato, oggi in capo ai Popolari, e il Governo sarebbe scisso tra Podemos e gli indipendentisti, entrambi a favore di un referendum sull’indipendenza catalana, e il PSOE, contrario. Una parte dei Socialisti, come quelli che fanno capo al vecchio premier Gonzalez, un’ipotesi del genere non vogliono comunque nemmeno sentirla nominare.

La quarta opzione, che sembra oggi la più verosimile – ma, visti i risultati all”’italiana”, non è detto che non si trovino soluzioni più fantasiose e italiane anch’esse – è quella infine di nuove elezioni, magari già in primavera.

Dei recenti sondaggi danno come possibile una forte rimonta dei Popolari. Nel frattempo, il panorama politico spagnolo è stato temporaneamente sconvolto dalla mancata fiducia ad Artur Mas, in Catalogna, dove gli indipendentisti hanno trovato un accordo all’ultimo minuto per sostenere come Governatore il sindaco di Girona Carles Puigdemont. 

CENTRAFRICA – CAR

CENTRAFRICA

Dopo la fine dell’aspra guerra civile ed etnico-religiosa che ha sconvolto il Paese nel 2013 e nel 2014, il Centrafrica ha indetto nuove libere elezioni. Andranno al ballottaggio i candidati Anicet Georges Dologuélé e Faustin Archange Touadéra.

CENTRAFRICA 2

Le elezioni si sono svolte dopo un lungo periodo di interim dell’uscente Catherine Samba-Panza, che ha dovuto traghettare il Paese al di fuori della guerra scoppiata a fine 2012.

Il conflitto si era aperto con un colpo di Stato nei confronti del Presidente François Bozizé, dopo dieci anni di potere incontrastato dello stesso. Il colpo di  Stato era avvenuto con l’insediamento, al suo posto, del leader dell’organizzazione Séléka Michel Djotodia. Il Séléka era un movimento politico che rappresentava la parte musulmana del Paese, diviso quasi equamente tra cristiani, in maggioranza a Sud, e musulmani, a Nord. Ma il governo dei Séléka ha visto a sua volta l’opposizione delle milizie estremiste cristiane degli Anti-Balaka, che si sono resi responsabili, al pari e forse ancor più dei rivali musulmani, di diversi delitti in tutto il Paese nei confronti dei Séléka, delle loro famiglie, e dei musulmani in generale. Il conflitto tra Séléka e Anti-Balaka (e tra musulmani e cristiani) è sfociato quindi in una vera e propria guerra, che ha visto l’intervento di diversi Paesi africani (Gabon, RDC, Ciad, Congo) e della Francia, per tentare di imporre la pace. Il governo ad interim nominato al posto di quello di Djotodia, e presieduto da Catherine Samba-Panza, ha fatto un appello a entrambe le forze, musulmane e cristiane, affinché cessassero la guerra ormai di stampo etnico-religioso, ed è riuscito a rendere solide le speranze di molti e a portare la pace nel Paese. Proprio per questo, Samba-Panza ha potuto ospitare Papa Francesco, in visita in Centrafrica lo scorso dicembre per il Giubileo, e programmare nuove elezioni.

Alle elezioni, prima prova di vera democrazia nel Paese, tuttavia, erano molte le facce conosciute: Dologuélé, il primo arrivato, è sostenuto dal Kwa Na Kwa, il partito di riferimento del Presidente deposto Bozizé, al quale è stato comprensibilmente impedito di partecipare. Contro di lui, al ballottaggio ci sarà l’ex Primo Ministro di Bozizé, da cui in seguito si è dissociato, il moderato Touadéra, che ha tentato di mantenere un profilo imparziale negli anni del conflitto. Tra gli altri candidati, in molti hanno protestato per i risultati delle elezioni e hanno chiesto un riconteggio dei voti. Spiccava fra loro Jean-Serge Bokassa, figlio del sanguinario Imperatore “napoleonico” Jean-Bedel Bokassa che ha sconvolto il Paese negli anni ’70. Jean-Serge si è dissociato pubblicamente dal padre, che ha comunque continuato a ritenere in parte come una vittima dipinta dai media e dagli storici come un uomo molto peggiore di quello che effettivamente è stato (gli sono state imputate, tra le altre, accuse di tortura, di strage, di cannibalismo). La Francia, che ebbe un ruolo nel sostegno di regimi sanguinari come quello di Bokassa, ora ha cercato di mettere una toppa sul buco contribuendo ai tentativi di pace e democrazia. Si starà a vedere se questi tentativi avranno successo, anche con una possibile vittoria di Dologuélé e un ritorno al potere del Kwa Na Kwa.

 

Altre notizie:

  • Dopo una lunghissima e difficilissima trattativa, in Croazia è arrivata la nomina del nuovo Primo Ministro. A quanto pare (ma il governo è ancora in formazione), a guidare il Paese, dopo i complicati risultati elettorali che hanno determinato la nascita di un “parlamento appeso”, sarà un tecnico, Tihomir Oreskovic. Dirigente di un’importantissima industria farmaceutica canadese, Oreskovic ha ricevuto l’appoggio del partito Most, il Ponte di Petrov, arrivato terzo alle elezioni, partito liberale alla “Movimento 5 Stelle” che inizialmente rifiutava di allearsi sia con il centro-sinistra sia con il centro-destra. Insieme al Ponte, a sostenere Oreskovic ci sarà il centro-destra della Coalizione Patriottica di Karamarko, arrivata prima alle elezioni, e la formazione minore centrista Bandic 365. Per ora, comunque, il governo, che si dovrebbe marcare come governo di centro-destra vista la tendenza dei partiti che lo sostengono, resterebbe molto fragile, poiché in balia di due soli voti di maggioranza.
  • In seguito alla vittoria del PiS alle ultime elezioni e alla nomina a Primo Ministro di Beata Szydlo, in Polonia la situazione politica è sempre più calda. Il partito dominato dal sopravvissuto gemello Kaczynski è nella bufera perché, dopo essere stato votato grazie alle promesse sull’occupazione e contro l’austerity europea, una volta salito al potere ha immediatamente tentato di riformare la composizione della Corte Costituzionale polacca, e ha reso i direttori dei media pubblici nominabili esclusivamente da un Ministro del Governo. I più recenti sondaggi mostrano, in seguito a questi episodi, un importante calo di consensi per il PiS, calo ormai politicamente irrilevante visto che le elezioni si sono appena tenute. Szydlo, accusata dai più di essere un pupazzo nelle mani di Kaczynski, aveva promesso un governo alla “Orban” e la promessa è stata mantenuta, con il rischio di una svolta autoritaria e di un abbandono della democrazia che ora sta diventando sempre più una solida realtà.
  • Il 7 gennaio si è svolto il secondo round delle elezioni parlamentari nella repubblica oceanica di Kiribati. Kiribati è una repubblica presidenziale a mandato quadriennale: in seguito alle sconfitte subite dal suo partito a queste elezioni, che hanno visto suo figlio mancare la conquista del seggio parlamentare, l’attuale Presidente Anote Tong ha affermato che non si ricandiderà per la quarta volta, e che si ritirerà a breve dalla politica.

 

Per oggi è tutto. Buon 2016, e alla prossima elezione!

By Skorpios

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