IL MAPPAMONDO – Svolta in Taiwan, vincono i liberali anti-Cina. Eletta la prima donna Presidente

Il 16 gennaio si sono svolte le elezioni generali (presidenziali e parlamentari) nella Repubblica di Taiwan.

TAIWAN

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Le elezioni hanno visto trionfare al primo turno la candidata Tsai Ing-wen, e il suo movimento, il Partito Democratico Progressista (DPP). Tsai è la prima donna ad essere eletta Presidente nella piccola Repubblica a Sud della Cina, che, prima di essere sostituita nel 1971 dalla grande oligarchia guidata dagli eredi politici di Mao, rappresentava ufficialmente la Cina – come Repubblica di Cina –  alle Nazioni Unite.

Oggi, Taiwan (in italiano Formosa) è una repubblica indipendente de facto, poiché non ha un seggio all’ONU. La Repubblica si rifa ai cosiddetti “Tre Principi del Popolo”, filosofia politica sviluppata dal fondatore della Cina moderna Sun Yat-sen e che si possono tradurre come “nazionalismo e patriottismo” (Minzù), democrazia (Minquàn), e benessere (Minsheng).

Proprio il valore della democrazia, fondamentale per i Taiwanesi, ha loro imposto di scegliere tra una politica filo-cinese, sostenuta dal Presidente uscente e  dal partito conservatore del Kuomintang, che in questi anni hanno rafforzato le relazioni con la Repubblica Popolare attraverso diversi patti e negoziati, e quella dell’opposizione guidata dal DPP, contraria a ogni tipo di patto che possa mettere a rischio l’indipendenza e soprattutto la democrazia taiwanese.

Questi i risultati nel dettaglio:

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N.B. Il NPP non aveva propri candidati presidente, le percentuali riportate concernono i voti in Parlamento (Legislative Yuan)

L’ex sindaco di Taipei Eric Chu, dello stesso partito dell’uscente Ma Ying-Jeu, ha riconosciuto la sconfitta. Prima delle elezioni, ogni partito aveva svolto delle primarie interne per decidere il candidato Presidente.

Tsai, single e senza figli, ex docente universitaria, oltre a essere la prima donna Presidente, sarà la prima Presidente di origine aborigena (della tribù aborigena taiwanese dei Paiwan); era già stata sconfitta da Chu nella candidatura a sindaco di Taipei, e da Ma nella candidatura a Presidente alle elezioni del 2012. Questa volta le cose sono andate diversamente, forse anche grazie all’appoggio di diversi intellettuali e perfino di personaggi del mondo dello spettacolo. Ora pare arrivato il momento della sua rivincita. Le sue posizioni sono diplomatiche e moderate sulla politica estera, ma inflessibili sull’indipendenza di Pechino; è liberale in economia e progressista sui diritti civili (a favore, tra l’altro, dell’introduzione del matrimonio gay nel Paese).

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In grigio, le regioni ove il candidato che ha ottenuto più voti è stata Tsai. In blu, le regioni dove ha trionfato Chu.

Dalla cartina si può notare che, oltre agli arcipelaghi vicinissimi al territorio cinese, e da questo profondamente condizionati, delle province di Kinmen e Lienchiang, sono solo due i territori, situati entrambi ad Oriente, dove hanno vinto i conservatori, le regioni di Taitung e Hualien.

La Cina si è già affrettata a dire che “questo non è un voto per l’indipendenza”. Peccato che Taiwan sia sostanzialmente indipendente sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale; Pechino teme un ritorno alla freddezza nei rapporti con la Repubblica di Cina, e uno stop alle proprie mire di influenza.

Altre notizie:

  • In Macedonia si è dimesso, come da accordo sottoscritto con le opposizioni lo scorso luglio, il Primo Ministro Nikola Gruevski. In seguito a numerose proteste nel Paese e ai continui attacchi parlamentari delle opposizioni, Gruevski aveva accettato di dimettersi e di lasciare il periodo della campagna elettorale per le nuove elezioni che si terranno in primavera nelle mani di un diverso Primo Ministro. Gruevski, al governo dal lontano 2006, del partito nazionalista VMRO – DPMNE, era passato in pochi anni da posizioni fortemente filo-occidentali a una passione per la Russia di Putin e per i suoi condizionamenti. Il nuovo Primo Ministro, in attesa delle elezioni, è però un membro del suo stesso partito, il sociologo Emil Dimitriev;
  • Si è insediato in data 19 gennaio il nuovo governo libico, presieduto da Fayez Al-Sarraj. Tra la moderata soddisfazione e le prudenze degli attori internazionali (in primis dell’Italia e del Ministro Gentiloni e dell’inviato ONU Kobler), il governo avrà il difficile compito di ricevere la fiducia dal parlamento di Tobruk, e l’ancora più difficile compito di insediarsi a Tripoli, dato che il Primo Ministro dell’area islamica tripolitana Khalifa Al-Ghawi non ha intenzione di lasciare la poltrona. Nel frattempo, l’ISIS continua a conquistare territori e ad attaccare città e basi petrolifere, lasciando intravedere, se il Governo non riuscirà a insediarsi, scenari foschi.

Per questa settimana è tutto. Alla prossima elezione!
by Skorpios