Operazione Condor – gli anni bui del Sud America (prima parte)

L’America Latina, semplicemente per questioni puramente geografiche, è sempre stata considerata un po’ il “giardino di casa” da parte degli U.S.A. Molte multinazionali americane hanno sede lì per questioni appunto di vicinanza. Lo stretto interscambio commerciale tra Nord e Sud del continente americano è spesso facilitato da governi latinoamericani amici degli Stati Uniti D’America.

Ma tra i due poi le cose non sono sempre andate bene. A partire dagli anni ’50 fino alla fine degli anni ’80 il Sud America è stato scosso da una serie di dittature militari, molto spesso appoggiate e coordinate direttamente dal governo americano, che vedeva minacciati i suoi interessi dall’ascesa al potere di governi progressisti.

Questa operazione di tutela dall’avanzare dei governi di sinistra prende il nome di Operazione Condor. Grandi ideatori sono stati l’ex presidente americano Richard Nixon e l’ex Segretario di Stato Henry Kissinger. Nella pratica fu implementato dalle polizie segrete latino-americane.

La data chiave è il 3 settembre 1973 quando durante la “Decima conferenza degli eserciti americani” il generale brasiliano Breno Borges Fortes propose una più stretta collaborazione tra i vari servizi segreti in ottica anticomunista e antisovversiva. Vediamo nel dettaglio le dittature stato per stato.

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Paraguay

Fu la prima dittatura ad essere instaurata, quella che in un certo senso ispirò l’Operazione Condor 20 anni prima della sua nascita ufficiale e quella in cui gli U.S.A. si diedero per la prima volta molto da fare.

Agli inizi degli anni ’50 mentre paesi come l’Argentina, il Brasile e l’Uruguay vivevano una buona crescita dovuta soprattutto all’immigrazione dall’Europa, il piccolo paese latino-americano era economicamente e socialmente molto arretrato. Basti pensare che l’Asuncion era l’unica capitale sudamericana senza ancora acqua corrente e le infrastrutture erano totalmente assenti (solo 1.215 chilometri di strade, di cui solamente 87 asfaltati). La realtà era ancora prettamente contadina.

In questo contesto l’America aveva gioco facile nel garantire aiuti essenziali per tirare avanti in cambio di governi filo-americani. Dal 1942 al 1952 gli Stati Uniti versarono ben 6 milioni di dollari nelle casse di Asuncion.

Nel 1947 si ebbero i primi vagiti rivoluzionari con una piccola ma cruenta guerra civile che portò al potere il partito Colorado, ininterrottamente al governo fino ai giorni nostri.  Ma fu nel 1954 che la situazione precipitò in maniera definitiva. Il Presidente della Repubblica Chaves fu costretto a cambiare alcuni dei ministri più importanti del suo governo per le pressioni dei militari e delle forze dell’opposizione.

È risaputo che nell’America Latina del XX secolo nessun governo poteva andare avanti senza l’appoggio dei militari.

Nonostante questi cambiamenti, la situazione si polarizzò sempre di più. Da una parte la cavalleria comandata dal tenente colonnello Ferreira e la polizia fedeli alla Presidenza della Repubblica, dall’altra la fanteria fedele ad Alfredo Stroessner, un giovane ufficiale di origine bavarese, comandante in capo delle Forze Armate, e quindi superiore di Ferreira.

La tensione crebbe fino al 3 maggio 1954 quando Ferreira, scavalcando l’autorità di Stroessner, fece arrestare il maggiore della cavalleria Virgilio Candia, a capo del terzo reggimento di cavalleria, senza comunicarlo preventivamente al suo comandante in capo. Il Presidente della Repubblica Chaves controfirmò la richiesta di arresto permettendo a Ferreira di bypassare l’ autorità di Stroessner, il quale non tollerò l’oltraggio ricevuto. Dapprima fece arrestare Ferreira con l’accusa di alto tradimento, poi, alle ore 20 del 4 maggio, diede ordine al quarantesimo battaglione di fanteria di marciare verso il palazzo del Presidente della Repubblica. Seguirono sanguinosi scontri a fuoco nel centro di Asunçion. Il Presidente della Repubblica Chaves, rifugiatosi nel Collegio Militare, venne arrestato quella notte stessa. Dal 5 all’8 maggio del ’54 il Paraguay, visse momenti molto difficili, al limite della guerra civile e senza Presidente della Repubblica. La dirigenza del partito Colorado era paralizzata e non riusciva a nominare un successore. La soluzione fu la nomina di un governo fantoccio presieduto da Tòmas Romero Pereira, con il compito di traghettare il Paraguay verso le elezioni politiche, già programmate per il luglio di quello stesso anno. Elezioni chiaramente monopartitiche e con un vincitore già designato, cioè l’ormai ex comandante in capo delle Forze Armate Alfredo Stroessner che assunse formalmente l’ incarico il 15 agosto 1954, nel rispetto delle regole costituzionali.

L’ unico Capo di Stato straniero presente alla cerimonia era Juan Domingo Peron. Iniziava la lunga e cupa avventura stronista.

Una volta instaurata la dittatura, Stroessner ricevette cospicui aiuti dagli USA, ripetendo il copione inaugurato 10 anni prima circa.

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Brasile

Questa fu forse la dittatura meno conosciuta tra tutte quelle sudamericane, ma non fu meno cruenta e traumatica di quella argentina, cilena o paraguaiana.

Nel 1964 il Brasile era governato da Joao Gulart, membro del Partido Trabalhista Brasileiro, un partito di sinistra molto vicino a sindacati e lavoratori. Costui era salito al potere dopo che il suo predecessore Janio Quadros, di cui era il vicepresidente, si era dimesso dopo soli 207 giorni di governo a causa della sua incapacità di governare. Ma la sua nomina fu subito avversata da grandi latifondisti, banchieri, partiti politici e militari che vedevano in lui una  “minaccia rossa”. Di conseguenza, fu deciso di imporre al Congresso una modifica che trasformasse il Brasile da repubblica presidenziale a repubblica parlamentare, pur di indebolirlo.

Per aggirare il veto al suo insediamento e ottenere il riconoscimento del Congresso, Goulart accettò una modifica costituzionale che riduceva le prerogative del presidente della Repubblica e prevedeva l’istituzione di un primo ministro. Fu eletto Tancredo Neves, ma la crisi economica e l’instabilità politica permisero al presidente Goulart di indire un referendum. Nel gennaio del 1963 oltre l’80 per cento dei votanti disse “no” al parlamentarismo e il presidenzialismo fu restaurato.

Il presidente Goulart, tornato ad avere pieni poteri e appoggiato dall’opinione pubblica, avviò la riforma agraria e quella dell’istruzione, difese i diritti sindacali dei lavoratori e in un celebre discorso del 13 marzo 1964 durante una manifestazione di circa 100 mila persone, annunciò la nazionalizzazione delle compagnie petrolifere.

Queste ultime mosse irritarono ancora di più i settori a lui tradizionalmente avversi e gli U.S.A. Alla fine di marzo del 1964 il presidente americano Lyndon Johnson ordinò di posizionare le navi da guerra al largo delle coste brasiliane, pronte ad entrare in azione in caso di necessità.  Tra il 31 marzo e il primo aprile del 1964 i carroarmati dell’esercito brasiliano ricevettero l’ordin dagli altri gradi dell’esercito di dirigersi verso Brasilia e Rio de Janeiro. Il presidente decise di non reagire, fu deposto e fuggì in Uruguay. Il 3 aprile del 1964 il presidente del Congresso dichiarò vacante la presidenza. Il 15 aprile il maresciallo Humberto de Alencar Castelo Branco divenne presidente del Brasile.

 

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Bruno

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