Sondaggi d’America /109 – Trump sempre in testa tra i repubblicani. Biden verso la candidatura, la Clinton in difficoltà negli stati in bilico.


Salve amici. Giovedì 8 agosto si sono tenuti i primi dibattiti tra i candidati repubblicani.

17 candidati sono troppi, così Fox News ha deciso di dividere i candidati in 2 gruppi: la Top 10 (i migliori 10 candidati nei sondaggi) nel dibattito della sera e i rimanenti 7 candidati nel dibattito del pomeriggio.

Cominciamo per comodità dal dibattito del pomeriggio con Rick Perry, Rick Santorum, Bobby Jindal, Carly Fiorina, Lindsey Graham, George Pataki e Jim Gilmore. Nessun dubbio. La vincitrice del dibattito è stata Carly Fiorina, che con pochissime battute ha fatto più male a Trump di quanto abbiano fatto i candidati della Top 10. Grazie a questa strepitosa performance, ora Carly Fiorina ha fatto un bel salto in avanti nei sondaggi ed è addirittura in doppia cifra in stati come Iowa e Michigan. Non pervenuti gli altri. Menzione d’onore per George Pataki.

Republican presidential candidates from left, Chris Christie, Marco Rubio, Ben Carson, Scott Walker, Donald Trump, Jeb Bush, Mike Huckabee, Ted Cruz, Rand Paul, and John Kasich take the stage for the first Republican presidential debate at the Quicken Loans Arena Thursday, Aug. 6, 2015, in Cleveland. Republicans are steeling themselves for a long period of deep uncertainty following a raucous first debate of the 2016 campaign for president, with no signs this past week’s Fox News face-off will winnow their wide-open field of White House hopefuls anytime soon.   (AP Photo/John Minchillo)

Ora passiamo al dibattito della sera. Cominciamo dalla prima domanda, che è stata quella più spinosa. Il moderatore ha chiesto ai candidati: “se c’è qualcuno che non è disposto ad impegnarsi ad appoggiare il candidato che vincerà la nomination e quindi a non cominciare una campagna come candidato indipendente, allora quel qualcuno alzi la mano”. L’unico ad alzarla, generando i fischi della platea, è stato Donald Trump. Trump ha affermato che vuole correre e vincere come il candidato repubblicano ma che, nel caso in cui lui non sarà la nomina, deciderà in base al giudizio sulla persona che vincerà la nomination al suo posto. Trump ha ricevuto una domanda insidiosa dalla moderatrice Megny Kelly su alcune sue frasi con insulti rivolte verso le donne e nei giorni successivi ha accusato la Kelly di essere stata imparziale, dicendo “il sangue gli usciva dagli occhi. Il sangue gli usciva da ogni dove”. Quest’ultima frase è stata interpretata come un riferimento alle mestruazioni della moderatrice, scatenando molte polemiche, l’abbandono di un manager della sua campagna e la revoca dell’invito ad una convention di conservatori in Georgia.

Nel complesso, la prestazione al dibattito di Trump non è stata la migliore e il suo trend nei sondaggi è stabile. Alcuni sondaggi hanno mostrato un calo, altri invece aumento nei consensi. Per ora rimane in testa.

Altro momento caldo della serata è stato il duro scambio di opinioni tra il governatore del New Jersey Chris Christie ed il senatore del Kentucky Rand Paul sulla questione della sicurezza nazionale, precisamente sullo spiare gli americani per garantire la sicurezza del paese. Paul contro lo “spionaggio”, Christie a favore. Anche Obama è a favore dello spionaggio e Paul ha detto a Christie “se vuoi dargli un altro grande abbraccio (facendo riferimento all’abbraccio tra Christie e Obama in occasione dell’uragano Sandy in New Jersey), fai pure”. Christie ha risposto a Paul dicendo che gli unici abbracci che lui ricorda sono quelli dei familiari delle vittime dell’11 Settembre. Inoltre Paul ha attaccato Trump per ben 2 volte, uscendone sempre sconfitto in tutta onestà. Risultato? Christie è rimasto stabile nei sondaggi, con aumento delle opinioni favorevoli. Paul ha cominciato a calare e la sua popolarità tra gli elettori repubblicani è in forte declino.

Buona prova per il senatore della Florida Marco Rubio, che ha cercato di presentarsi (con successo) come il candidato del futuro, in netta differenza con Hillary Clinton, candidata del passato. Rubio ha promesso che con lui il Partito Repubblicano sarà il partito del futuro, di un nuovo secolo americano e inoltre ha difeso bene le sue posizioni conservatrici su alcune questioni spinose.

Buona prova anche per il governatore dell’Ohio John Kasich che ha saputo sfruttare il fattore casa. Ha portato come esempi i suoi successi come governatore dell’Ohio, con grande supporto da parte della platea, e ha saputo evitare benissimo la trappola della domanda sul matrimonio gay. Kasich ha affermato che se invitato ad un matrimonio gay, lui sarebbe stato senz’altro presente.

Non pervenuto (a mio parere, ma non per gli elettori repubblicani visto che sta aumentando nei sondaggi post-dibattito) il neurochirurgo Ben Carson, che però è stato protagonista di un buonissimo appello finale. Carson si definisce “pro-life”, ma in questi giorni è uscita fuori la notizia che Carson ha svolto degli esami su un feto abortito. Il neurochirurgo si è difeso affermando che fare quel tipo di ricerche ed essere pro-life non è una contraddizione, ma comunque potrebbero esserci delle conseguenze per lui tra gli elettori repubblicani, specialmente quelli più conservatori.

Divertente appello finale dell’ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee, che ha cominciato il suo appello dicendo che la campagna era incentrata su una persona con buone percentuali nei sondaggi, ma inadatta a guidare il paese ed al centro di molti scandali. La platea ha cominciato a mormorare, pensando che si riferisse a Donal Trump, ma Huckabee ha immediatamente tranquillizzato tutti dicendo che stava ovviamente parlando di Hillary Clinton.

Buona performance, ma non eccezionale, per il senatore del Texas Ted Cruz. Non pervenuti l’ex governatore della Florida Jeb Bush e specialmente Scott Walker, il governatore del Wisconsin. Entrambi (specialmente Walker) sono in calo nei sondaggi.

Il prossimo dibattito, trasmesso sulla CNN, si terrà il 16 settembre in California. Anche qui ci sarà la divisione tra Top 10 e gli altri 7 candidati. Ma ci sono delle differenze, e anche importanti, rispetto al dibattito di agosto. Prima di tutto, i 2 dibattiti andranno in onda uno dietro l’altro. Quindi i 7 candidati che non riusciranno ad entrare nella Top 10 potranno avere più visibilità. Ma la differenza più importante riguarda come verrà determinata la Top 10. Fox News ha usato i 5 sondaggi più recenti. La CNN utilizzerà i sondaggi usciti da almeno 8 settimane prima del dibattito. Questa è una cattiva notizia per Carly Fiorina, che ha si ottenuto buoni numeri dopo il dibattito, ma che nei sondaggi pre-dibattito (inclusi nella media) ha ottenuto risultati scarsissimi, con Christie e Kasich che hanno fatto meglio di lei. Per farcela, la Fiorina ha bisogno di molti sondaggi da qui al 10 settembre (deadline) e soprattuto ha bisogno di essere avanti a Christie e/o Kasich di parecchio. Molto difficile per lei.

Novità anche nel campo democratico.

Hillary Clinton non è più inevitabile come pochi mesi fa, anzi inizia a scricchiolare nei sondaggi nazionali (dove il suo vantaggio si sta riducendo costantemente) e soprattutto nei sondaggi del New Hampshire. Un sondaggio del Boston Herald assegna a Bernie Sander, senatore indipendente ma “social-democratico” del Vermont, il 44%. Alla Clinton viene assegnato il 37% dei consensi.

Il problema di Sanders è che non riesce ad ottenere buoni risultati tra gli afro-americani, che eppure saranno una grande fetta dell’elettorato democratico delle primarie. Per questo ha espresso il suo supporto per il movimento “Black Lives Matters” ed ha ingaggiato una persona di colore in un ruolo importante nella sua campagna elettorale.

Tutta l’attenzione è rivolta su Iowa e New Hampshire. E se diamo uno sguardo alla composizione dell’elettorato democratico nei vari stati, Sanders è favorito proprio in Iowa e New Hampshire, grazie alla massiccia presenza di bianchi-liberali. I problemi più grandi per Sanders si registreranno al sud, dove l’elettorato afro-americano (non un buon bacino di voti per Sanders) è una fetta importante dell’elettorato democratico e dove i bianchi democratici non sono liberali come in New Hampshire e Vermont, ma sono generalmente conservatori.

Questa tabella realizzata da 538 ci permette di individuare gli stati in cui Sanders dovrebbe essere avvantaggiato (quelli con più elettori bianchi e liberali):

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Joe Biden, il Vice Presidente in carica, potrebbe decidere di candidarsi. La deadline è slittata da fine agosto ad ottobre, quando si terrà il primo dibattito democratico. Biden ha incontrato la senatrice Elizabeth Warren del Massachusetts (molto popolare tra i democratici) cercando di ottenere il suo appoggio o almeno la garanzia di rimanere neutrale. Una candidatura di Biden è molto più probabile rispetto a qualche settimana fa.

Ma a chi potrebbe far male una candidatura Biden? La risposta ce la fornisce un sondaggio CNN sull’Iowa. Con Biden candidato, la Clinton ottiene il 50%. Sanders il 31%. Biden il 12%. Senza Biden, la Clinton ottiene il 58% (+ 8%). Sanders si ferma al 32% (un misero + 1%). Quindi Biden potrebbe togliere voti importanti a Hillary. Al momento Biden è parecchio dietro a Sanders, però potrebbe tranquillamente risalire e chissà, potrebbe presentarsi una interessantissima sfida a 3.

A dare manforte alle speranze di Biden (e anche di Sanders), sono i sondaggi provenienti dagli swing-states, gli stati che saranno contesi duramente nel 2016. In questi sondaggi, Biden e Sanders o ottengono gli stessi risultati di Hillary (negativi) o addirittura fanno meglio di lei.

Sondaggi negativi per Hillary. La casa di sondaggi Quinnipiac mostra i repubblicani in vantaggio sulla Clinton in Florida (+ 11 per Bush, + 12 per Rubio, + 2 per Trump) con Biden che invece ottiene un risultato pressochè identico con Bush (con il repubblicano avanti di 13 punti) ma che invece fa meglio di Hillary con Rubio (repubblicano avanti di 8 punti invece di 12) e con Trump (il Vice Presidente avanti di 3 punti, Hillary è indietro di 2).

Trend confermato anche in Ohio. Hillary è avanti di 2 punti su Bush, avanti di 5 su Trump e dietro a Rubio di 2 punti. Biden fa meglio di Hillary con tutti e 3 i repubblicani: avanti di 3 punti su Bush, avanti di 10 punti su Trump e avanti a Rubio di 1 punto.

Situazione identica anche in Pennsylvania, stato fondamentale per i democratici: se la Pennsylvania va ai repubblicani, allora la sconfitta è assicurata. In questo stato, Clinton è avanti di 5 punti su Trump ma è dietro a Bush (di 3 punti) e a Rubio (addirittura di ben 7 punti). Biden è avanti di 8 punti su Trump, dietro a Bush di 1 punto e a dietro a Rubio di 3 punti.

Per oggi è tutto.

 

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