Elezioni Politiche anticipate in Grecia: la situazione a 3 giorni dal voto – Syriza in netto vantaggio, ma non raggiunge la maggioranza assoluta

La scadenza naturale del mandato elettorale, di durata quadriennale, sarebbe stata nel giugno 2016, ma la legislazione greca prevede un particolare metodo per l’elezione del Presidente: se al terzo scrutinio, a votazione palese, non si raggiungono i 180 voti (su 300), il Parlamento viene sciolto e si indicono nuove elezioni; al successivo Parlamento spetta il compito di eleggere il Presidente.

A gennaio 2015 era quindi ora di votare il nuovo presidente, ma Samaras (primo ministro) ha deciso di anticipare la votazione a dicembre, una mossa inaspettata da chiunque alla quale i mercati hanno reagito piuttosto male.  La maggioranza Nuova Democrazia (conservatori) – PASOK (socialdemocratici) ha proposto come Presidente Stavros Dimas, in quota ND ed ex commissario europeo per l’ambiente e ministro degli esteri nel governo tecnico greco precedente le elezioni del 2012, che però al terzo scrutinio si è fermato a 168 voti, pochi in più rispetto ai numeri della maggioranza, che ne contava 155. Ciò ha portato all’inevitabile scioglimento del Parlamento e all’indizione delle elezioni anticipate per il 25 gennaio.

Tutti i partiti sapevano che la votazione sarebbe stata un momento fondamentale per la politica greca: svolgendosi con voto palese, ogni partito si sarebbe dovuto prendere la responsabilità di dichiararsi de facto a favore o contro il proseguire del governo pro-austerity e della legislatura, il che avrebbe avuto inevitabili ricadute elettorali: un voto a favore di uno dei partiti dell’opposizione avrebbe potuto far perdere l’elettorato anti-austerity verso Syriza; un voto contrario avrebbe potuto far perdere l’elettorato moderato e spaventato dalle elezioni verso ND. Prima dell’ultimo scrutinio, Samaras aveva proposto che se si fosse eletto il Presidente, avrebbe comunque anticipato le elezioni a conclusione delle contrattazioni con la Troika, quindi tra marzo e maggio 2015.

Per ottenere i 180 voti, Samaras avrebbe dovuto convincere i deputati di DIMAR e di ANEL, i cui partiti erano ormai sondati sotto la soglia di sbarramento, con l’assicurazione della poltrona per qualche mese/anno. Ciò nonostante, questi due partiti hanno deciso di votare comunque contro al nome della maggioranza, il primo speranzoso di essere assorbito nelle liste di Syriza alle elezioni (e magari di vedere il proprio segretario candidato a Presidente dal nuovo parlamento), unica speranza per entrare, e il secondo con una mossa coraggiosa volta a dimostrarsi ancora “sul pezzo”.

 

 

BACKGROUND POLITICO

La Grecia è stata colpita duramente dalla crisi del 2008 e, avendo dovuto ricorrere agli aiuti internazionali della cosiddetta Troika (UE, BCE, FMI) per evitare il default (complici anche i conti truccati dal governo conservatore, scoperti solo con la vittoria del PASOK nel 2009), si è vista imporre fortissime politiche di austerity e liberiste che hanno aggravato la condizione della popolazione, affossando ulteriormente l’economia. Verso la fine del 2011, a seguito di un voto di fiducia quasi perso dal primo ministro George Papandreou, si formò un governo di unità nazionale PASOK-ND, con l’incarico di proseguire le misure di austerità. Questo diede vita, in pochi mesi, a scissioni sia di ND che del PASOK, e al rafforzamento dei partiti anti-austerity già esistenti.

Le elezioni di giugno 2012 si chiusero con la vittoria di ND su Syriza (passata dal 4,6 delle elezioni del 2009 al 26% del 2012), consegnandole un ammontare di seggi sufficiente a formare un governo con PASOK e l’appoggio esterno di DIMAR (socialdemocratici anti-austerity, nati da una scissione di Syriza e Pasok durante il governo tecnico), cosa che non era riuscita alle elezioni di maggio 2012 quando l’alta dispersione di voti portò ND e PASOK sotto i 151 seggi necessari ad avere una maggioranza, e fu quindi necessario chiamare nuove elezioni.

La legge elettorale attribuisce 50 seggi (su 300) alla prima lista, mentre i restanti 250 sono assegnati proporzionalmente con sbarramento al 3%.

In Parlamento erano quindi presenti i seguenti gruppi:

 

MAGGIORANZA

Nuova Democrazia (conservatori)

PASOK (socialdemocratici)

DIMAR (socialdemocratici antiausterity), poi uscito

OPPOSIZIONE

SYRIZA (anti austerity, pro euro)

KKE (comunisti anti austerity, anti euro)

ANEL (conservatori anti liberisti e anti austerity, pro euro)

ALBA DORATA (estrema destra, anti austerity e anti euro)

BACKGROUND ECONOMICO

Le misure di austerità imposte dalla Troika in cambio degli aiuti, hanno portato il PIL greco a contrarsi rapidamente, con una disoccupazione che è impennata dal 10% del 2009 al 25% al momento delle elezioni del 2012. Al contempo, il governo tecnico procedette a un taglio del debito (che però ridusse di poco il rapporto debito/PIL a causa del forte deficit e del calo del denominatore) nel 2012, mentre la quasi totalità del debito greco è oggi costituita da prestiti a lungo termine verso l’UE.

Dal 2012 ad oggi, il tasso di disoccupazione è prima impennato fino al 28% toccato a settembre 2013, per poi ridiscendere fin sotto al 26% (ultimi dati disponibili di novembre). Infatti, a fine 2014 risultavano impiegate circa 100’000 persone in più rispetto all’inizio dell’anno, ma pur sempre 200’000 in meno rispetto alle elezioni del 2012.

Inoltre, la disoccupazione di lungo periodo è aumentata dal 15 al 20%, segno che sono sempre più coloro che non solo non lavorano, ma non percepiscono un reddito da tantissimo tempo. Per questo indicatore, viceversa, non vi è stato alcun miglioramento nel 2014.

In ogni caso, come evidenziato dall’occupazione in crescita, alcuni segnali positivi ci sono: nel 2014 il PIL dovrebbe segnare un segno + per la prima volta da anni, anche grazie alla vastissima deflazione che ha ridotto fortemente i prezzi greci, rendendo più competitivi i suoi prodotti (e le vacanze nel paese). Inoltre, secondo gli annunci del governo, il deficit dovrebbe essere stato riportato sotto al 3% e la crescita superare le aspettative.

A febbraio ci sarà un nuovo, forse l’ultimo, round di contrattazioni tra governo greco e Troika per ottenere 2 mld di ulteriori aiuti, che però dovranno essere scambiati con ulteriori tagli al bilancio e privatizzazioni. Si parla, infatti, di ulteriori tagli alle pensioni o aumenti dell’IVA sul turismo e per gli esercizi che lavorano coi turisti (molto agevolata).

 

LO SCONTRO E I SONDAGGI

La campagna elettorale si sta giocando chiaramente su economia, debito ed euro.

Syriza (socialista democratica, eco socialista e con correnti anticapitaliste) si è rafforzata negli anni grazie alla creazione di una rete di protezione sociale parallela a quella ufficiale, ormai ridotta all’osso dai tagli, con sedi che fungono da mense per i poveri e cliniche “clandestine” dove arrivano medicinali non più passati gratuitamente dal servizio sanitario; inoltre, è stata capace di intercettare l’elettorato del PASOK, indignato dalla partecipazione alle politiche di austerity, diventando il nuovo punto di riferimento a sinistra. Propone una ricontrattazione del debito o almeno una moratoria sugli interessi, che permetterebbe di reperire abbastanza fondi (come interessi risparmiati) da realizzare per intero il suo ambizioso programma sociale, composto di investimenti pubblici, sulla sanità e sussidi alle famiglie povere.

 

Nuova Democrazia, per contro, chiede agli elettori di rinnovarle il mandato puntando sui successi economici ottenuti nell’ultimo anno e quindi sulla possibilità di continuare la ripresa anche nei prossimi anni senza bisogno di forti interventi sociali e sulla paura che Tsipras, leader di Syriza, non sia in grado di ottenere risultati nelle contrattazioni con l’UE e la Troika, finendo per portare la Grecia fuori dall’euro. Nel 2012, l’elettorato di ND era composto principalmente dai pensionati e dagli imprenditori. Secondo i sondaggi, la maggioranza dell’elettorato preferirebbe Samaras (leader di ND e attuale primo ministro) a Tsipras come primo ministro, cosa probabilmente correlata al fatto che stragrande maggioranza dei greci vorrebbe rimanere nell’euro, e quindi potrebbe trovarsi spaventata da come viene dipinta la figura di Tsipras dai suoi avversari moderati.

 

Stando ai sondaggi, Syriza conduce su ND con un buon margine (tra 2,5 e 7 punti), e gli attuali indecisi in passato hanno votato più i partiti anti-austerity che quelli pro-austerity, quindi per ND dovrebbe essere piuttosto difficile effettuare il sorpasso. In ogni caso, data la forte frammentazione, il premio di 50 seggi potrebbe non essere sufficiente per formare una maggioranza autonoma, se la prima lista non otterrà almeno il 35,5-36% dei voti con abbastanza partiti sotto la soglia di sbarramento.

Durante dicembre ND si era avvicinata molto a Syriza, ma per via di una crescita più veloce di quest’ultima, più che per un suo calo, ma nell’ultima settimana il divario sembra ampliarsi (pur sempre con una crescita di entrambi i partiti). Oggi, a Syriza vengono assegnati principalmente tra i 144 e i 147 seggi, ovvero a 1-2 punti percentuali dalla maggioranza assoluta.

Nel caso ND dovesse prevalere, sarebbe scontata il ripetersi dell’alleanza col PASOK, che dovrebbe agevolmente superare la soglia e piazzarsi tra il 4 e il 6% dei voti. Eppure, se il PASOK non dovesse ottenere un risultato sufficientemente alto (cosa abbastanza probabile, in quanto una vittoria di ND significherebbe anche voto utile proveniente dal PASOK), ND dovrebbe optare per un’alleanza col più forte Potami o per una coalizione a 3.

 

Potami nasce come partito populista e centrista anti-sprechi e anti-corruzione, capeggiato da un popolare conduttore televisivo greco. Il suo elettorato è molto moderato, e ha strinto un’alleanza con DRASI, piccolo partito liberista. Si è detto disponibile a un’alleanza con Syriza, a patto che le contrattazioni con la Troika avvengano “con una delegazione di unità nazionale”, ma potrebbe non disdegnare anche un’alleanza con ND. Oggi è terzo partito nei sondaggi.

Alba Dorata, partito di estrema destra, dopo una crescita impetuosa nel 2012, a seguito dell’arresto del leader e di molti parlamentari per il loro coinvolgimento nell’assassinio di un rapper di sinistra radicale, è tornata a calare e si assesta tra il 5 e il 6,5%. Il suo elettorato alle elezioni di Atene dell’anno scorso ha dimostrato di essere più incline a preferire Syriza ad altri in uno scontro diretto (per via del rifiuto dei partiti pro-austerity), ma stando ai sondaggi davvero pochi suoi elettori sono oggi indecisi.

DIMAR è ormai sparito. Correrà con un partito ecologista, ma da mesi nei sondaggi viene dato intorno all’1%, ben sotto la soglia di sbarramento. Ben il 25% di chi l’ha votato nel 2012, secondo un sondaggio, oggi sarebbe indeciso: rappresentano circa 1-1,5 punti che potrebbero spostarsi a favore dei partiti di sinistra o centro-sinistra (o di Dimar stesso), essenziali sia per Syriza per ottenere la maggioranza assoluta che per Kinima (di cui parleremo tra poco) per entrare in Parlamento. Alle elezioni presidenziali probabilmente aveva scelto una linea di opposizione per tentare poi di ottenere una coalizione con Syriza (unico modo per entrare in Parlamento) e l’elezione a presidente del suo segretario, Fotis Kouvelis. Syriza, che in un primo momento sembrava disponibile a imbarcare Dimar, all’ultimo ha rifiutato l’apparentamento, preferendo altri partiti minori.

Il KKE dovrebbe rafforzarsi rispetto alle ultime elezioni, ottenendo qualcosa tra il 5 e il 6% dei voti, ma si è già detto non disponibile ad alcuna alleanza con Syriza, a meno che questa non decida di uscire dall’euro. Già alle europee, probabilmente per differenziarsi agli occhi dell’elettorato greco, è uscito dal GUE-NGL (gruppo dei comunisti e sx radicale europeo), a cui appartiene il partito concorrente: ogni collaborazione con Syriza, anche un voto di fiducia per avviare un governo di minoranza, sembra fuori questione.

Due partiti saranno determinati in questa partita: ANEL e KINIMA (o KIDISO).

ANEL, partito di conservatori anti-austerity, è agli antipodi con Syriza sui temi etici, ma ha proposte molto simili in materia economica, ed entrambi condividono l’opposizione all’austerity senza voler uscire dall’euro.  Infatti, si è detto disponibile a un’alleanza con Syriza, cosa che Tsipras non ha smentito. Fortuna o sfortuna vuole che siano traballanti intorno alla soglia del 3%: se fossero dentro, darebbero una sponda a Syriza per formare una maggioranza chiara sul piano economico e sociale; se fossero fuori, i loro seggi potrebbero permettere a Syriza di formare una maggioranza autonoma (ANEL si è detta disponibile all’appoggio esterno, e Syriza non ha rifiutato)… ma se non dovessero bastare comunque, Syriza sarebbe costretta ad allearsi a Potami, nettamente sul piano opposto in materiale sociale!

Da notare come per ANEL sembra aver pagato la strategia adottata durante l’elezione del presidente della repubblica: mentre prima era praticamente stabile sotto il 3%, negli ultimi sondaggi il consenso sembra essere salito tra il 3 e il 3,5%.

KINIMA (o KIDISO) è il nuovo partito di George Papandreou, nato da una scissione a sinistra del PASOK. Si diceva nato per danneggiare Syriza ed impedire la sua conquista della maggioranza assoluta, stando ai sondaggi che rilevano i flussi di voto, sembrerebbe quasi che la stia favorendo sottraendo voti principalmente al PASOK; al tempo stesso, alcuni indecisi di DIMAR che non avrebbero mai votato PASOK, potrebbero votare questo nuovo partito, anziché Syriza.Quasi tutti i sondaggi lo danno a ridosso della soglia, ma sotto di essa; una sua entrata significherebbe l’impossibilità quasi matematica per Syriza di ottenere una maggioranza autonoma e renderebbe necessario l’appoggio di un partito col 5-6% dei voti, come il restio KKE o Potami.

 

Sotto la soglia, sono da segnalare ANTARSYA (coalizione anticapitalista che ha fatto bene alle elezioni comunali ed europee) e il Popolar Ortodox Rally, più volte sbarrato per pochi voti dal 2012, prima presente in parlamento con percentuali sopra il 5%.