Concistoro europeo: per il cardinale di Firenze +6 porporati

L’evento è ormai noto ai più ma lo ricordiamo: domenica i porporati di tutto lo Stivale consegneranno il proprio voto per designare i 73 delegati italiani in seno all’arcivescovado continentale, che come è noto si divide fra due sedi, una a Bruxelles e l’altra a Strasburgo.
E proprio questa corsa al cardiopalmo per conquistare il sostegno di parroci e monsignori è oggetto delle analisi dei maggiori vaticanisti italiani, che in questi giorni elaborano conteggi e formulano vaticinii di vario segno. Vi abbiamo dato conto nei giorni scorsi delle misurazioni di madre Gilda Sleri, che vedevano una sostanziale parità tra i primi due contendenti, mentre oggi è il turno di un altro studioso di caratura nazionale del quale purtroppo non possiamo fornirvi il nome – vi basti sapere che opera abitualmente presso l’arcidiocesi milanese e frequenti sono le sue apparizioni in trasmissioni tv di approfondimento religioso -.
Secondo i presagi che ci sono stati riferiti, il cardinale «rottamatore» di Firenze (così detto per aver preso il posto di decano del Consiglio al collega pisano, qualche mese fa) potrebbe dormire sonni relativamente tranquilli: le assemblee eucaristiche in piazza degli ultimi giorni gli avrebbero dato la spinta necessaria per sfondare la soglia psicologica dei 30 voti, attestandosi all’onorevole quota di 32 porporati (quasi 7 in più del bonario monsignore di Piacenza, 1 in meno del massimo storico fatto registrare al Conclave generale del 2008).
Nulla da fare per l’esuberante camerlengo di Genova, apparso qualche sera fa sugli schermi televisivi di tutta la nazione, che riuscirebbe sì a confermarsi ai livelli dello scorso Conclave, con un più che dignitoso totale di 26 voti, ma non riuscirebbe a impensierire l’ambiziosissimo rivale.
La terza piazza sarebbe appannaggio dell’appannato (ma sempre arzillo) prelato pelato di Monza e Brianza, anch’egli attivissimo in televisione negli ultimi tempi, e però condizionato nell’attività pastorale dalla sospensione a divinis comminatagli la scorsa estate. Con il sostegno di 18 vescovi e 5 diaconi, potrebbe comunque dirsi relativamente soddisfatto, anche se al di sotto della soglia da molti considerata minima di 20 vescovi.
Alle spalle dei tre porporati maggiori, scalpitano le truppe del brioso cappellano di Milano, come sempre sospinto dal voto delle parrocchie del Nord Italia, che potrebbe contare sul consenso di 6 vescovi – uno dei risultati migliori per la sua componente ecclesiale, se escludiamo il periodo 2008-2010 -.
Non brillantissimo il risultato dell’arcivescovo di Agrigento, ormai da un anno abbondante a capo degli Affari interni presso la Curia romana, che nonostante il tandem con il fascinoso parigrado bolognese supererebbe di poco lo sbarramento che vale la scomunica (fissato a 4 voti) assestandosi a 4 vescovi e 5 diaconi.
Poco sotto alla soglia, e quindi a forte rischio di non poter inviare alcun delegato presso l’arcivescovado di Bruxelles e Strasburgo, starebbero due altri contendenti minori: il pope greco ortodosso Alexis (3 vescovi e 5 diaconi) e la pur in ascesa Congregazione dei Fratelli guidata da sorella Giorgina (anch’essa a 3 e 5).
Chiude in ultima posizione, deludendo alquanto i fedeli che un tempo erano stati ben più numerosi, la composita Triade della Scelta (che, ricordiamo, fa capo ai sostenitori del sobrio ex arcivescovo di Milano, ai seguaci di fede marxista dell’abate Tacci e al gruppuscolo che lo scorso anno appoggiava la candidatura in Conclave dell’estroso ecclesiarca di Mirafiori, noto per gli abiti sgargianti). Il voto di appena un paio di vescovi non pare proprio sufficiente a garantire loro di sedere fra i banchi ecclesiastici continentali per il prossimo quinquennio.
Fonte Youtrend.it
– Studi e Proiezioni Elettorali